La resa del Comune "Basse di Stura chiusa il 31 dicembre"
L’assessore Tricarico: da lunedì iniziamo a portare l’immondizia a Pianezza. Ora si rischia l'aumento della tassa rifiuti - da La Stampa del 11.12.2009
11 December, 2009
Beppe Minello
I cittadini che vivono attorno alla discarica di Basse di Stura hanno vinto contro Palazzo Civico. La resa è stata ufficialmente dichiarata ieri mattina in Commissione dall’assessore Tricarico: «Dal 2 gennaio Basse di Stura chiuderà e da lunedì prossimo i primi rifiuti di Torino incominceranno ad affluire nella discarica di Cassagna. Un’anticipazione che, in realtà, è una sperimentazione per evitare sorprese a gennaio». Il tentativo di convincere la Provincia, competente in materia, e i cittadini ad acconsentire a riempire, anche dopo la deadline del 31 dicembre, gli ultimi 250 mila metricubi autorizzati a Basse di Stura, peraltro tra le tipologie di rifiuti meno inquinanti, s’è arenato di fronte a un ordine del giorno di Palazzo Cisterna «che diceva sì a questa soluzione, ma elencava tipologie tutte di scarso se non nullo valore economico - ha spiegato Tricarico - quindi meglio chiuderla qui. Ora vedremo come risolvere i problemi che nasceranno dai mancati ricavi (8-9 milioni di euro, ndr) e dal calo di fatturato (altri 22,5 milioni, ndr) per Amiat per non aver potuto sfruttare fino in fondo le potenzialità di Basse di Stura». Un’allusione, neanche troppo velata, all’ipotesi di un rincaro della Tarsu per recuperare in tutto in parte le risorse mancanti. «Vedremo - dice Enzo Lavolta, Pd -. Aumentare o meno la Tarsu è una scelta politica che nessuno ha ancora fatto». Già, ma i soldi da qualche parte bisognerà recuperarli: «E li recupereremo da qualche altra parte». Solo due battute, ma utili per capire il conflitto che sta montando a Palazzo Civico. Da parte del centrodestra che spara accanto ad argomenti un po’ farlocchi, come un’inesistente emergenza rifiuti visto che si sa esattamente dove piazzare la spazzatura torinese, accuse più serie: «Non avete saputo risolvere il problema di Basse di Stura fino ad oggi, guai se ora aumentate la Tarsu» dicono i leghisti Allasia e Carossa seguiti a ruota da Ravello e Bonino di An-Pdl. Conflitto che, dicevamo, cova anche in seno alla maggioranza e al suo partito più rappresentativo, il Pd, visto che il caso-Basse di Stura si presta per essere utilizzato per criticare le politiche di Chiamparino e giunta. Ufficialmente esultano Monica Cerutti (Sinistra e Libertà) e Raffaele Petrarulo (Idv): «Finalmente».
La vicenda Basse di Stura un merito, comunque, l’ha avuto: ha accelerato la ricerca di una soluzione per il futuro di Amiat. La volontà di acquisire la discarica di Cassagna che ha in pancia anche un impianto brasiliano, a Natal, delle dimensioni di Basse di Stura e con una vita ancora di 20 anni, è stato il primo passo per capitalizzare la società di via Giordano Bruno affidata alle cure dell’ad Maurizio Magnabosco che, così, vede realizzarsi la strategia che persegue da quando è arrivato in Amiat. L’acquisizione di Cassagna - un business di decine di milioni di euro - è comunque ancora nelle fasi embrionali e di studio. In parallelo le diplomazie politiche si stanno muovendo - e con successo - per ottenere dalla Regione il cambio della legge 24 là dove impedisce a società come Amiat di avere partecipazioni in un termovalorizzatore. L’obiettivo è chiaro: alleare Amiat e Trm, l’inceneritore di rifiuti che dovrebbe essere pronto tra il 2012 e il 2013 al Gerbido, e rendere ancora più appetibile l’ex municipalizzata che, nel frattempo, separate le poche infrastrutture in una società ad hoc e sotto controllo pubblico, potrà cercarsi, con una gara, un partner industriale al quale cedere fino al 40% della società e con il quale condividere la gestione del servizio. Un partner ideale sarebbe Iride che saprebbe ben cosa fare dell’energia prodotta dal termovalorizzatore e, cosa che non guasta, vanta un credito di quasi 200 milioni di euro nei confronti di Palazzo Civico. Una somma ampiamente sufficiente per acquisire il 40% di Amiat.







