Chi gioca d’anticipo?
In Italia il termine ultimo per l’abbandono dell’utilizzo di sacchetti di plastica non biodegradabile è stato derogato al 1 gennaio 2011. Ma Comuni particolarmente virtuosi giocano d’anticipo. E intanto anche la Cina…
13 April, 2010
Dal primo gennaio 2011 anche in Italia entrerà in vigore la Direttiva Comunitaria EN 13432 che prescrive il divieto di produzione e commercializzazione delle buste in plastica non biodegradabile per l'asporto di merci. L'impatto ambientale (inquinamento e degrado) dell'utilizzo diffuso dei sacchetti di plastica è devastante: basti pensare che in un anno, nella sola città di Roma, si stima che se ne consumino oltre 1 miliardo e 600 milioni e che a fronte di una "vita" media di circa 20 minuti (il tempo che intercorre tra l'acquisto di prodotti e la dispensa di casa) la permanenza nell'ambiente di questi oggetti può arrivare anche a centinaia di anni.
1 gennaio 2011 i termini ultimi (a meno che non il Governo non decida per nuove proroghe), ma alcune città si stanno muovendo in anticipo sui tempi.
A fine marzo la Giunta comunale di Torino ha fatto un nuovo passo verso la definitiva messa al bando delle borse in polietilene a: una deliberazione presentata dagli assessori Tricarico, Altamura e Mangone (rispettivamente con deleghe all’Ambiente, al Commercio e alla Polizia municipale) propone al Consiglio comunale di inserire nel Regolamento di Polizia urbana l’articolo 10bis, “Divieto di distribuzione di sacchetti non biodegradabili per l’asporto delle merci”. La proposta segue un protocollo d’intesa fra Comune e associazioni di categoria per la progressiva eliminazione degli shopper in plastica e la loro sostituzione con sporte in materiale biodegradabile firmata lo scorso novembre. Ora si attende l’approvazione del Consiglio Comunale, per dar il via libera al processo.
Altre iniziative si riscontrano in decine di comuni più piccoli “Soprattutto in provincia di Salerno e di Forlì-Cesena” ci dicono da Porta la Sporta, vero e proprio osservatorio nazionale.
Anche Roma si muove sul terreno della prevenzione. La Capitale ha iniziato a dire "stop" ai sacchetti di plastica, dall'8 al 14 e dal 22 al 28 marzo 2010, dieci mesi prima che il divieto di commercializzazione delle buste non biodegradabili, sulla base delle norme europee, diventi legge in tutta Italia.
Attraverso una campagna di informazione e sensibilizzazione promossa da AMA e lanciata dal Sindaco Gianni Alemanno insieme con l'Assessore all'Ambiente Fabio De Lillo, in 12 centri commerciali e 10 mercati rionali della Capitale sono stati distribuiti in via sperimentale oltre mezzo milione di sacchetti "alternativi" in carta riciclata, con il logo Ama e lo slogan "Chi previene, ama"; 22 in tutto le postazioni di grande afflusso coinvolte dall'iniziativa.
Non sono solo Italia ed Europa ad individuare nei sacchetti di plastica il nemico: anche la Cina si muove in questa direzione: secondo quanto riporta il Times di Londra, ha deciso di mettere al bando i sacchetti di plastica a partire dal prossimo primo giugno. Una scelta quella del governo cinese, volta non solo a tutelare l'ambiente, i cinesi usano ogni giorno circa 3 miliardi di buste di plastica, ma soprattutto dettata da ragioni economiche. Il ministero dell'economia cinese ha infatti calcolato che smettere di produrre sacchetti di plastica consentirà un risparmio di 5 milioni di tonnellate di petrolio all'anno pari a più di 3 miliardi e 700 milioni di dollari (2,5 miliardi di euro circa). I trasgressori verranno puniti con delle multe.







