L’ape regina si ferma nel dehors di piazza Vittorio
E' la stagione. Una nuvola di quindicimila insetti sulle sedie del bar. «Ma in città parassiti e inquinamento provocano stragi» - da La Stampa del 01.06.2010
01 June, 2010
Dal 10 aprile le vecchie regine traslocano, se sono api. Capita tutti gli anni, fino a fine giugno. Con i primi caldi le anziane sovrane degli alveari devono sloggiare. Sciamano via dalle loro arnie, con un seguito di almeno diecimila api operaie, a loro fedeli. Devono lasciare spazio alle nuove generazioni, che le incalzano, con una nuova regina, nata durante l’inverno. Quella vecchia deve trovare nuovo alloggio. E’ sempre stato così, anzi quest’anno siamo in ritardo, a causa dei rigori di un inverno che è stato recalcitrante ad andarsene.
Così ieri, in tarda mattina, un ronzante corteo di circa quindicimila api ha raggiunto piazza Vittorio, per andarsi a posare sul tavolino di un bar, all’angolo di via Bonafous. Si è formata una nuvola grigia. Qualche avventore si è allarmato. Sono stati avvisati i Vigili del Fuoco. Hanno girato la chiamata ad Antonio Canelli, un apicultore di 81 anni, che da 25 va «a raccogliere api», come volontario appassionato. Le ama, le accarezza persino e assicura che «non c’è nessuno pericolo». «Le api - dice - se non le schiacci non ti pungono. Quando si vede uno sciame basta non molestarlo. Le api non vogliono disturbare nessuno. Sanno bene che cosa fare».
Vale a dire? «Queste qui, scese in piazza Vittorio, sono calate sul tavolino solo per orientarsi. Provengono da qualche casa del centro, che sono state costrette a lasciare con la vecchia ape regina. Lei si è posata sul tavolo e le altre l’hanno seguita, non per fermarsi, ma per orientarsi». Mentre «Sua Maesta» stava al bar pattuglie di operaie si sono levate in volo, per trovare nei dintorni una collocazione dove formare il nuovo alveare.
«Cercano un luogo coperto, una breccia nei muri delle case - spiega Canelli - dove in una notte riescono a realizzare un primo piccolo alveare, di appena 5-10 centimetri cubi, già in grado di ospitare migliaia di api. In seguito lo amplieranno».
Ma Canelli ieri ha voluto aiutarle. Nel primo pomeriggio è giunto a quel bar con una cassettina verde: una bella arnia, con un ingresso invitante. Appena lo sciame con la regina l’ha notata si è precipitato dentro. Sono rimaste in giro solo le api che hanno atteso il rientro delle esploratrici. Canelli le ha stimolate a fare in fretta con suffumigi. Poi ha chiuso la cassetta e l’ha portata in corso Allamano 141, dove c’è un «apiario», circondato di invitanti fiori. Altri interventi potranno avvenire nei prossimi giorni.
«E’ la stagione» spiega Roberto Conti, capo squadra dei Vigili del Fuoco. «Le api sciameranno ancora per una decina di giorni. Ma quest’anno il fenomeno è meno frequente, rispetto gli anni scorsi». Come mai? «Sono nate meno api, a causa di agenti patogeni. In parte è colpa dell’inquinamento. Ma c’è anche moria, causata da malattie e da un parassita, detto “Varroa”, che attacca le api nelle loro celle».







