Il sindaco tra i rom: “Basta con i campi”
"I lavori di bonifica ci aiuteranno anche a distinguere i buoni da chi delinque" - da La Stampa del 27.09.2010
28 September, 2010
Emanuela Minucci
Arriva in Lungo Stura Lazio a sorpresa, sulla sua Panda giallo canarino. «Appena posso mi muovo con la mia, mi piace guidare, e poi è un modo per tornare alla normalità». E che normalità, quella che stava ieri mattina alle undici davanti al suo parabrezza: baracche abusive immerse nel fetore e nel fango di una discarica a cielo aperto. Roba da mascherina, come quella che indossano i volontari di «Puliamo il mondo» che ieri, in una delle domeniche più scintillanti dell’anno, si sono messi sul serio a pulire il mondo (rom) lungo le rive dello Stura, riempiendo quattro camion di rifiuti, attingendo da quella marea di rifiuti pesante 500 tonnellate, almeno questa è la stima, per difetto, distillata dall’Amiat nell’ultimo sopralluogo in lungo Stura Lazio.
Il sindaco, occhiali da sole, giubbotto blu, jeans e Saxone, reduce dalla diretta tv insieme con l’assessore Tricarico per «Ambiente Italia» al vicino ipermercato di Auchan (il primo in Italia a rinunciare ai sacchetti di plastica) ammette di non essere attrezzato per quella gimcana fra pozzanghere, baracche semidistrutte, resti di falò, avanzi di pastasciutta in putrefazione e detriti d’ogni genere.
Ma Chiamparino vuole entrare, rendersi conto di persona, vedere. Qualcuno gli offre la mascherina, ma lui tira dritto, silenzioso, circondato da uno sciame di fotografi e telecamere già sul posto per la bonifica fai-da-te. Il sindaco non gradisce la vetrina, voleva che la sua visita fosse un momento privato, fra lui e gli uomini di «Terra del fuoco», le sentinelle del campo, che ormai ci vivono da settimane, e gli stessi rom, almeno quelli più collaborativi che hanno accettato di pulire le sponde insieme con i volontari. «La convinzione - spiega il sindaco a fine visita - è che si debba rapidamente passare alle fasi successive per ridurre drasticamente il campo». E ha aggiunto: «Encomiabili gli uomini del nucleo nomadi che riescono a tenere abbastanza sotto controllo una situazione così, stesso merito per il lavoro di Terra del Fuoco». Secondo il primo cittadino e il Prefetto la pulizia delle sponde in collaborazione con gli zingari è un modo per distinguere chi delinque da chi vuole interloquire e collaborare. «Per prima cosa però - aggiunge il sindaco - siamo in attesa di vedere arrivare dal governo 5 milioni di fondi, e venerdì scorso, il ministro Maroni mi ha assicurato che ci sono, poi potremo continuare con l’auto-recupero, sull’esempio di quanto accaduto a Settimo con il Dado: l’amministrazione potrebbe mettere a disposizione dei rom vecchi edifici da recuperare ed affidare loro i lavori».
Chiamparino spiega queste cose ai cronisti prima di scendere lungo le baracche, dove chiede di continuare il viaggio solo, senza telecamere né fotografi. «E’ stato silenzioso per tutta la visita - spiega Oliviero Alotto, presidente di Terra del fuoco - e anche se non l’ha detto esplicitamente l’ho visto abbastanza sconvolto dalle condizioni in cui vivevano certi bambini». Fra i 400 rom occupanti (abusivamente) il campo di Lungo Stura Lazio ci sono infatti più di cento ragazzini che, grazie sempre ai volontari di «Terra del Fuoco», come ha poi raccontato l’assessore ai Servizi sociali Marco Borgione, giunto già all’alba al campo, hanno ricevuto le vaccinazioni. «Il problema è che in queste baracche - ha aggiunto Borgione - c’è chi delinque e chi no, chi salta i pasti e non ha il latte da dare i bambini e chi il panno verde con le fiches steso sul tavolo, e vive di gioco d’azzardo: anche la legalità è zingara fra queste baracche».







