A forza di sole braccia con il rischio di infezioni
- da La Stampa del 27.09.2010
28 September, 2010
Paola Italiano
Everest, K2, Monte Bianco. L’associazione Terra del Fuoco, impegnata già da una settimana nella pulizia di lungo Stura Lazio ha usato nomi di montagne per indicare gli altissimi cumuli di rifiuti da rimuovere. Sette giorni di lavoro con decine di persone impegnate quotidianamente, centinaia di famiglie che abitano nel campo coinvolte nella bonifica, che continuerà anche nelle prossime cinque settimane hanno portato ad abbattere per lo meno le «montagne» più elevate.
Difficile quantificare l’immondizia già rimossa delle 500 tonnellate che si stima siano da portare via, ma il bilancio per ora è positivo: «Grazie alla giornata di ieri - commenta il presidente di Terra del Fuoco Michele Curto - è stato dato un contributo enorme. Il primo obiettivo è arginare l’emergenza igienico-sanitaria. Ma resta molto da fare».
La pulizia è resa difficile da alcune situazioni critiche, a partire dal fatto che non si può entrare nel campo con ruspe o mezzi pesanti: si lavora con le mani e ci si aiuta con le carriole. C’è poi la sporcizia diffusa: accanto ad ammassi enormi di rifiuti, più individuabili, la spazzatura è sparsa ovunque. Nei sentieri sterrati, tra le sterpaglie, accanto alle baracche e in mezzo al fango, si può trovare di tutto, da motori d’auto a cartoni di plastica, lattine, bottiglie, stracci. In questi giorni sono stati trovati anche amianto e materiali da cantieri edili, scaricati abusivamente, oltre a ogni genere di rifiuto solido urbano. Faticoso anche intervenire sui declivi più scoscesi prossimi all’acqua, dove è impensabile l’uso di mezzi meccanici. Una squadra di ingegneri di Terra del Fuoco ha messo a punto un sistema di carrucole che sarà testato nei prossimi giorni.
Sono state disseminate trappole per topi che pare abbiano dato risultati, benché la derattizzazione di una sponda fluviale sia un’impresa ardua di per sé, a prescindere dal pattume. Il rischio di contrarre infezioni è molto alto, per questo tutte le persone al lavoro sono state vaccinate contro epatite A e B e contro il tetano, così come circa 160 abitanti del campo che hanno partecipato alla raccolta nei primi sette giorni.
Proprio questo coinvolgimento, che su una popolazione censita di oltre 400 persone vuol dire quasi la metà delle famiglie al lavoro, è il dato più soddisfacente per Terra del fuoco: «La pulizia non è fine a se stessa - spiega ancora Curto - ma mira a educare gli abitanti a tenere pulito e a differenziare i rifiuti per quanto possibile. In attesa del superamento del campo, vero traguardo, questo è il primo passo del percorso di integrazione».







