Smart City non è un gioco
da La Stampa Torino del 14.09.2011
14 September, 2011
Andrea Rossi
Chi pensava che Smart Cities fosse un buon modo per tracciare grandi scenari senza sporcarsi le mani con la cruda realtà ieri forse ha cambiato idea quando i rappresentanti di 250 aziende (senza contare amministratori locali, università ed enti di ricerca) si sono fiondati in Comune per capire se vale la pena di tuffarsi sul mega progetto europeo che distribuirà circa 15 miliardi di euro.
A giudicare dall’esito del maxi vertice si direbbe di sì. Torino è in piena corsa per i bandi che garantiranno fondi alle città capaci di progettare politiche sostenibili. E intorno a sé è riuscita a coagulare un nucleo d’interessi non trascurabili: dalle multinazionali dell’energia ai colossi di Stato, dalle big della tecnologia a decine di piccole e medie imprese. Ciascuna disposta a contribuire. E investire. Il sindaco Piero Fassino ci crede: «La sostenibilità come chiave per riorganizzare tutto il sistema di vita della città». Il sistema anche. Il vertice di ieri è servito per gettare un pilastro: Torino comincerà a progettare gli interventi prima di sapere se avrà intercettato i fondi Ue. E li porterà a termine anche se non arriverà un euro. «Quello che vogliamo creare è un metodo, un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico», spiega l’assessore all’Ambiente Enzo Lavolta.







