“Quelle case sono a rischio devono essere spostate”
Il piano territoriale della Provincia: basta all’edilizia senza controllo - da La Stampa di Torino del 08.11.2011
08 November, 2011
Antonella Mariotti
È un gruppo di case nelle Valli Orco e Soana, tra Locana e Noasca. Dovranno essere abbattute e «ricollocate». Altre si salveranno ma devono subire interventi di «consolidamento». E poi ganasce ai piani regolatori dei Comuni che non dovranno più «fare cassa con gli oneri di urbanizzazione» e quindi concedere permessi per edificare senza controllo. Tutto questo lo ha da tempo deciso l’amministrazione provinciale torinese, mettendo insieme studi sul territorio e numeri, che hanno prodotto un poderoso quanto «coraggioso» Piano territoriale di coordinamento, il Ptc2.
«Coraggioso perché è la prima amministrazione italiana a dire che le case lì non ci devono stare». I geologo Mario Tozzi ieri apriva la cartina con i punti viola e quelli verdi, era in città per il convegno «Territorio: maneggiare con cura», dove appunto si presentava a tecnici e amministratori il Ptc2. «Vedete queste aree in rosso? Queste zone sono di dissesto idrogeologico e le case sono proprio qui, e da qui devono andare via, devono essere costruite da un’altra parte. Il fatto che un’istituzione per la prima volta dica queste cose è importante».
Il «padrone di casa» Antonio Saitta, presidente della Provincia, non vuole però che passi l’idea di un’amministrazione che vuole «fare uno scatto in avanti rispetto alle amministrazioni comunali» ma di sicuro «questo Ptc2 è un vincolo ai piani regolatori, per fermare il consumo di territorio e lo sprawling». Il termine inglese sta a significare la “dispersione della città”, quella miriade di case e villette che spesso circonda le metropoli e che negli ultimi anni è cresciuta rapidamente. «Il 97% del consumo di suolo non viene da infrastrutture ma dalle case: Avigliana è uno dei comuni che negli ultimi anni ha costruito di più. In tutta la provincia tra il ‘90 e il 2006 si sono costruiti quasi settemila cinquecento ettari, come se fossero nate tre città: Rivoli, Ivrea e Grugliasco». Saitta recita le cifre dello stravolgimento del territorio, un’alluvione di cemento che ha sottratto suolo all’agricoltura che ha creato giganti di cemento vuoti, spesso inutili: «Il 75 per cento di quelle migliaia di ettari era terreno fertile ed è stato distrutto». La responsabilità ricade sulle amministrazioni comunali? «Non do loro la colpa precisa il presidente della Provincia - le casse dei Comuni sono vuote e i sindaci fanno quello che possono, gli oneri di urbanizzazione però non devono diventare un modo per coprire la spesa corrente». Tradotto non si può vendere il proprio territorio ai costruttori solo per pagare gli stipendi ai dipendenti comunali.
Qualcuno rumoreggia dalla platea di circa 400 persone, e tra loro anche amministratori e sindaci. Dario Fracchia è sindaco di Sant’Antambrogio: «Saitta ha ragione ma da noi un’azienda ha chiesto di ampliarsi, assumerà sessanta o settanta persone. Vuole un capannone più grande. Che faccio con questa crisi? Dico di no?».
La parola d’ordine ovviamente non è No ma è «riflettiamo meglio» di ce Saitta. Dietro il tavolo dei relatori ci sono anche personalità non torinesi come Costanza Pratesi, del Fondo per l’Ambiente italiano, Fabio Renzi della fondazione Symbola che dopo aver dimostrato la necessità di una norma Ue sul consumo di suolo ha trovato l’applauso dicendo: «Rendiamo incostituzionale il condono edilizio».
E il cemento oltre che tanto è anche veloce: «I due terzi di quelle migliaia di ettari è stato costruito in sei anni. Si sono creati dei “non luoghi” proprio con la dispersione delle case». Paolo Foietta direttore aree tecniche della Provincia, in questi giorni ha visto l’alluvione da vicino e ieri ha detto: «Non possiamo più sprecare risorse e costruire dove non si deve. L’acqua deve essere una risorsa e non un problema». Tutti d’accordo allora? Non proprio: tra chi ascoltava c’erano i No TangEst, che hanno consegnato una cartina al presidente, e qualche No-tav che fortunatamente ha solo ascoltato.







