La lettera al Direttore di Guido Montanari
Guido Montanari, docente di storia dell'architettura del Politecnico di Torino replica all'articolo "Il cielo a 166 metri: viaggio nel cantiere della città verticale" pubblicato da La Stampa l'08.02.2012
08 February, 2012
Caro Direttore,
mentre nonostante le insistenze e disponibilità offerte dal Comune di Torino nessuno si è fatto avanti
per costruire il secondo grattacielo gemello di corso Inghilterra, c'è chi guarda con ammirazione al cantiere del grattacielo Intesa San Paolo a Torino. Architettura tenacemente difesa dal suo progettista, Renzo Piano, che andando anche oltre il suo compito di tecnico, ne magnifica il ruolo sociale e paesaggistico: “valenza di pubblica utilità”, “evidente manifestazione affettiva”, “esempio di “civitas”, “edificio che vola”, ”leggero”, “sensibile agli umori del tempo” , “segno di dinamismo”… e via esaltando.
Forse si dovrebbe dare voce anche a chi si è opposto all’operazione non solo per affetto verso la tradizione di Torino, città di paesaggi alpini e della Mole, ma soprattutto per una diversa idea del futuro.
Gli stessi autori del Piano Regolatore, Cagnardi e Gregotti, hanno definito spropositata per Torino l'altezza prevista del grattacielo Intesa San Paolo. La Città è andata molto vicina a indire un referendum in proposito, il cui esito sarebbe stato molto incerto. Buona parte degli addetti ai lavori non crede che i nuovi uffici siano necessari per il Centro direzionale della Banca e attende di vedere la loro trasformazione in residenze di extra- lusso.
Nelle varianti di Piano Regolatore approvate in un entusiasmo cementificatorio “bipartisan” sono previste altre torri sparse per la città, nella completa indifferenza verso una delle più lunghe e profonde tradizioni di controllo urbanistico delle visuali e del rapporto tra spazio pubblico e privato.
Si dirà che finita la recessione ripartirà la spinta ai grattacieli anche nelle città storiche europee. Dubitiamo che sia così, la questione è aperta e problematica. Può darsi che i nostri nipoti non riusciranno neanche a immaginare i paesaggi urbani senza grattacieli. Ma ancora adesso molti, anche giovani, auspicano piazza Castello a Torino senza il grattacielo costruito dall’arroganza del regime fascista.
La cura e la manutenzione minuta e costante del proprio territorio, la riqualificazione del patrimonio storico, la difesa dell’ambiente e del paesaggio non hanno nulla di nostalgico, ma sono invece la vera sfida di una modernità non effimera e non provinciale. La vera strada per un futuro per tutti.
Guido Montanari
Architetto, docente di storia dell’architettura del Politecnico di Torino
Presidente della Commissione Locale del Paesaggio di Torino







