E il Canavese teme un’emergenza rifiuti
Con il fallimento a rischio il lavoro ma anche il servizio raccolta - da La Stampa del 19.09.2012
19 September, 2012
[A. PRE.]
Il futuro dell’Asa è nelle mani del tribunale d’Ivrea. In particolare in quelle del giudice Ivana Peila che, questa mattina, valuterà la richiesta del commissario straordinario dell’azienda, Stefano Ambrosini, di rinviare ulteriormente l’avvio della procedura di fallimento. Se le garanzie di Ambrosini saranno giudicate sufficienti, se ne riparlerà a inizio 2013 e, nel frattempo, il Consorzio Canavesano Ambiente potrà affidare il servizio di raccolta rifiuti con una trattativa privata. Ben diverso il quadro della situazione se il giudice deciderà di procedere con il fallimento. A partire dall’uscita di scena di tutti gli attori che, in questi due anni e mezzo, hanno cercato di salvare il salvabile. Via Ambrosini e il Cca, la palla passerebbe interamente nelle mani di un liquidatore. «I primi a pagare, in un contesto così negativo, sarebbero sicuramente i lavoratori, destinati alla cassa integrazione a zero ore – dice Luca Cortese della Uil – ma i disagi sarebbero enormi anche per il territorio». Già, perché con l’Asa impossibilitata ad espletare il servizio, toccherebbe al Cca e al prefetto di Torino affidare temporaneamente a un’altra azienda la raccolta rifiuti nei 52 Comuni dell’alto Canavese. Con mezzi e dipendenti provenienti da fuori. Ci vorrebbero parecchi giorni solo per organizzare i primi passaggi. «Ci troveremmo sommersi dalla spazzatura – dicono i sindacati – e con un inevitabile aumento sulle bollette». In caso di fallimento andrà in liquidazione anche il ramo energia dell’Asa che gestisce, non senza difficoltà, la rete del teleriscaldamento di Rivarolo, Cuorgnè e Castellamonte. «C’è stato un bando anche per il ramo energia – spiega Cortese – ma l’esito è stato “congelato” in attesa dell’udienza. A quanto ci risulta l’azienda non ha ancora provveduto al rifornimento di cippato per le centrali che forniscono calore. Comunque vada in tribunale è chiaro che siamo ormai all’ultima spiaggia».
La rete del teleriscaldamento, oltre alcuni palazzi di Rivarolo, serve scuole, municipi e ospedali dei tre centri principali dell’alto Canavese. L’eventuale spegnimento delle caldaie, proprio in concomitanza con l’arrivo dell’autunno, potrebbe causare enormi disagi alla popolazione.
La proroga della procedura fallimentare, anche per il teleriscaldamento, darebbe invece modo ad Ambrosini di vendere il ramo energia (valore presunto di circa 30 milioni di euro) per sanare, almeno in parte, la voragine che nel biennio 2008-2010 ha definitivamente affossato il bilancio dell’Asa. Un maxi buco che, oggi, si attesta sugli 80 milioni di euro.







