De Giorgio: “Se si considerano gli ultimi 10 anni oggi va meglio”
Sono le Alpi che fanno da paravento a fermare i venti, ma non credo ai numeri di Legambiente. Se qualcuno pensa che azzerando il traffico si risolva il problema sbaglia, ci vogliono misure strutturali - da La Repubblica del 18.01.2013
18 January, 2013
Mariachiara Giacosa
Salvatore De Giorgio è il responsabile della Direzione ambiente della Regione Piemonte. Un tecnico: e lei cosa pensa della valanga grigia che emerge dai dati di Legambiente?
«Credo poco a quei numeri. E anche le classifiche non sempre sono indicative. Se si analizza solo gennaio, ad esempio, si fa un errore: è storicamente il mese peggiore. Fa freddo e tutte le fonti di combustione energetica vanno 'a tavoletta'. Il clima, che in questo periodo è poco ventoso, non agevola la pulizia dell'aria. Certamente però il rapporto ci dice, come ogni anno, che ci sono dei superamenti delle soglie stabilite dall'Unione europea».
Ce ne sono parecchi: Alessandria è la città più inquinata d'Italia, Torino è al terzo posto. Al primo, se si prende in esame solo l'ossido di azoto. È davvero tutto normale?
«No, ma gli sforamenti sono legati in gran parte alle condizioni geomorfologiche del nostro territorio. Noi abbiamo le Alpi che funzionano come un paravento: l'aria muovendosi non riesce a trovare sfogo e ristagna. Però dobbiamo guardare questi dati sul lungo periodo».
Dieci anni fa era peggio?
«Decisamente. Se si mettono su un grafico i valori del 2003 e quelli del 2011, ad esempio, si nota un miglioramento, anche se siamo ben lontani dalla soglia dei 35 superamenti all'anno che ci chiede l'Europa».
Ossido di azoto, Pm10, Pm2,5: quale inquinante è più pericoloso?
«Il Pm10 è quello più preoccupante, perché mette in circuito gli
altri, ad esempio gli ossidi di azoto. Le polveri si spostano, si fermano e poi tornano in circolo. Una volta che ci sono è difficile toglierle: sarebbe meglio non produrle piuttosto che trovare il modo migliore di eliminarle».
Come si fa a non produrle? Del blocco degli euro 3 diesel deciso e poi ritirato, ad esempio, lei cosa ne pensa?
«Su questo non mi esprimo, dico solo che non servono misure estemporanee, ma strutturali. Non esiste una sola buona soluzione, ma un cocktail di misure che, lentamente, migliorano la situazione».
Quali, ad esempio?
«Se qualcuno pensa che azzerando il traffico o il riscaldamento, si risolva il problema dello smog, sbaglia. Bisogna agire su diverse fonti: lavorare sull'efficienza degli edifici e degli impianti di riscaldamento, sui sistemi produttivi, sulle nuove autovetture pubbliche e private».
Le idee più 'originali', come l'asfalto mangiasmog, servono a qualcosa?
«Davanti all'ospedale Mauriziano, sul marciapiede, ci sono 150 metri di piastrelle che in laboratorio assorbono lo smog. Ma un conto è sperimentare in laboratorio, un altro è farlo su scala industriale. Il lavaggio delle strade, le sostanze che si spargono sull’asfalto e assorbono le polvere sottili: sono accorgimenti validi, ma per dimostrare la loro valenza su larga scala bisognerebbe avere un portafoglio ben più ricco di quello che abbiamo. Certo poi servono comportamenti corretti».
C'è attenzione da parte dell'opinione pubblica?
«Sì. L'argomento non è più solo per addetti ai lavori. Da parte dei cittadini c'è sensibilità sui comportamenti virtuosi, sull'esigenza di usare fonti di energia in modo più intelligente e accettare le limitazioni al traffico. È diventato dominio universale che l'aria delle nostre città non è un 'aerosol ideale'».
Non solo delle città, l'aria peggiore in Piemonte si respira a Carmagnola. Come è possibile?
«L'aria si sposta e porta con sé gli inquinanti. Noi abbiamo centraline a 'zero' come quella della Mandria che è lontana da case, auto e fabbriche eppure registra molti sforamenti. Basta un po' di bassa pressione perché l'aria si sposti, trovi una sacca e si fermi. Ed ecco spiegato perché a Carmagnola può esserci più smog che a Torino».







