Motoseghe in Darsena addio all’oasi spontanea
Intervento di Paolo Hutter su Repubblica Milano del 01.02.2013
01 February, 2013
L'inizio della demolizione della spina verde sorta spontaneamente nella parte occidentale della Darsena viene vissuto con dispiacere e addirittura dolore da chi aveva sperato che potesse diventare una esemplare isola di biodiversità nel bacino d'acqua che verrà ripristinato. Soprattutto per l'avifauna. L'impressione di chi ha partecipato o aderito a questa suggestione è che il Comune (Giunta e Consiglio) non abbia mostrato complessivamente una particolare sensibilità alle nuove tendenze internazionali sul tema verde urbano, con valorizzazione delle biodiversità e delle forestazioni naturali, e che in particolare l'opzione di trasformare questa oasi in isola sia stata presa in considerazione solo negli ultimi mesi, quando si cominciava già a dire che era troppo tardi per qualunque modifica progettuale.
Ma contro l’ipotesi “ Darsena pioniera” hanno giocato anche due potenti fattori ovvero: 1) il malumore della popolazione verso la situazione di stallo e di abbandono della Darsena, che portava in prima battuta a identificare i difensori dell’oasi come i difensori del degrado (sindrome della “pantegana”) e 2) la presenza di una corrente purista di ‘rivogliamo la Darsena com’era’, cioè monumentale e portuale che anche di fronte alla illustrazione di un’ipotesi di isolette non era disposta ad accettare alcuna mediazione. Non erano disposti neanche ad entrare nel merito dell’altezza degli alberi e dei cespugli nè della vastità delle isolette.
E’ probabile che di fronte a una presentazione “alla pari” delle varie ipotesi, quella di tenere viva una parte dell’oasi nella Darsena come isola avrebbe potuto anche prevalere nell’opinione pubblica. Ma non ce n’è stata l'occasione , e in ogni caso sarebbe stata contrastata.
E’ comunque notevole che la controversia abbia appassionato non poche persone, tra gli architetti, tra gli ambientalisti, nel mondo politico comunale, sui giornali e soprattutto in Rete..
Anche chi non capisce che “dal letame nascono i fiori” e ha continuato a parlare di “erbacce e rospi” potrà convenire che se le ruspe portano via il verde spontaneo della Darsena, però l’idea della opportunità e possibilità di oasi urbane di biodiversità si è fatta strada a Milano attaverso questa discussione. Anche perché – particolare da non trascurare – costano molto meno in termini di manutenzione rispetto al tradizionale verde artificiale urbano.
I rappresentanti dell’Amministrazione hanno detto che intendono realizzare nella stessa Darsena, nel suo lembo più occidentale, un’analoga vegetazione per 2.500 metri quadrati capace di attirare l’avifauna. Non sarà visibile e centrale come quella che viene soppressa ora , ma a questo punto è importante che ci provino davvero a farla, e da subito: anche per una questione di coerenza.
E poco più a sud, a poche centinaia di metri, tra i due Navigli c’è una fantastica Cascina mezza diroccata in mezzo a aree verdi non curate da anni, con alberi e cespugli, i rovi dell’abbandono, e una roggia che ha sempre acqua. Si chiama Sieroterapico. Si rifugeranno lì anche le gallinelle e gli aironi? Dipende anche dagli umani, da chi vuole avere nella città spicchi di calma e di biodiversità.







