La Tanzania vieta i sacchetti e i contenitori di plastica
30 June, 2009
Massimiliano Milone
La Tanzania ha fatto da apripista per la Comunità dell'Africa orientale quando, nel 2006, il vicepresidente Ali Mohamed Shein ha annunciato alla televisione di stato il divieto totale di importazione, fabbricazione e vendita di sacchetti e contenitori di plastica (per l’acqua e i succhi di frutta) e l’ordine di utilizzare materiali riciclabili o biodegradabili.
«Il divieto dei sacchetti di plastica e contenitori è necessario per proteggere il nostro ambiente in rapido degrado» ha dichiarato Shein.
Nel 2006 anche Zanzibar, isola nell’Oceano Indiano la cui principale fonte di reddito è il turismo, ha vietato l’importazione, la produzione e la distribuzione di sacchetti di plastica poiché costituivano una grave minaccia per l’ambiente marino e l’industria turistica, spina dorsale dell’economia del paese.
Il governo ha suggerito l’uso di sacchetti di rafia come alternativa (la rafia è una fibra grossolana, impiegata per produrre cordami, cesti, stuoie, borse e si ricava da una varietà di palme dell’Africa tropicale).
«Abbiamo messo l’ambiente al di sopra di tutto; i sacchetti di plastica stanno distruggendo la nostra natura» ha dichiarato il Ministro dell’ambiente Ali Juma. Secondo una stima oltre 200 tonnellate di sacchetti attraversano ogni mese Zanzibar per raggiungere mercati locali e regionali.
Chiunque violi tale divieto rischia la prigione fino a sei mesi o una multa di $ 2.000 o entrambe le punizioni.
Ma l’altra faccia della medaglia è la questione della perdita di gettito perché se è vantaggioso per l’ambiente vietare i sacchetti di plastica non è altrettanto conveniente per il governo di Zanzibar perdere $ 400.000 al mese di entrate (per borse in transito e destinate al mercato locale).







