Il Piano per la lotta contro i sacchetti di plastica in Kenya
30 June, 2009
Massimiliano Milone
Circondate dall’asfalto e dal fumo delle automobili della capitale Nairobi, nascoste dai tetti di latta delle baraccopoli e dai boschi, si trovano alcune “fioriture piuttosto belle”.
Questa è la storia di un diverso tipo di fiore, spesso multicolore, ma privo della bellezza tipica della natura. Sono fiori artificiali, a buon mercato e si chiamano “sacchetti di plastica sottili”. Essi hanno raggiunto la massa critica in Kenya: i torrenti sono intasati, gli animali rischiano il soffocamento, il paesaggio è deturpato a causa di immensi accumuli nelle montagne e le epidemie sono all’ordine del giorno.
Questi sacchetti sono diversi da quelli che si vedono nei supermercati occidentali. In Kenya, infatti, sono così sottili da non riuscire a trasportare qualche chilo di farina di mais senza rompersi. La loro natura delicata rende perciò impossibile il riutilizzo e abituale l’abbandono dopo un solo viaggio.
I sacchetti sono così diffusi in questa parte del mondo che molti hanno deciso di chiamarli “fiori africani”, quasi si trattasse di varietà locali di rose o buganvillea.
«Non è possibile abbandonare questi sacchetti» ha dichiarato Clive Mutunga, economista ambientale che sta cercando di ripulire il Kenya. «Siamo arrivati al punto di considerare il sacchetto di plastica il nostro fiore nazionale».
Wangari Mathaai, assistente del ministro dell’ambiente del Kenya e premio Nobel per la pace nel 2004, ha messo in relazione l’abbandono dei sacchetti di plastica al diffondersi della malaria. I sacchetti, infatti, possono riempirsi di acqua piovana e diventare l’ambiente ideale per la proliferazione di zanzare che trasportano la malaria.
«Non sto dicendo di non utilizzare più le materie plastiche» spiega Maathai «ma è necessario esaltare le virtù dei sacchetti di sisal [filato economico, ottenuto da fibre vegetali] o di cotone, riportare in auge i sacchetti di casa, recuperare le tradizionali ceste africane, tutto ciò che la gente adoperava prima dell’avvento della plastica».
Un recente studio del 2005, a cura del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), dell’Autorità Nazionale di Gestione Ambientale del Kenia (NEMA) e dell’Istituto di ricerca ed analisi politiche pubbliche del Kenya (KIPPRA) stima che oltre 100 milioni di sacchetti di polietilene siano distribuiti ogni anno nei supermercati del Kenya.
Si stima inoltre che circa 4000 tonnellate di sacchetti di plastica sottili siano prodotte ogni mese in Kenya, soprattutto per lo shopping, ma anche per prodotti come il pane. Circa la metà di essi hanno uno spessore di meno di 15 micron e alcuni hanno uno spessore di appena 7 micron. L’industria che produce questi sacchetti è in crescita tra l’8 e il 10% all’anno e alimenta sia il mercato locale che quello dei paesi vicini, in particolare l’Uganda. «Fatta eccezione per alcuni sacchetti di carta, non esistono praticamente alternative ai sacchetti di plastica, che sono utilizzati a causa della facile e libera disponibilità a basso costo nei mercati» dichiara il rapporto.
«Il divieto dei sacchetti di spessore inferiore ai 30 micron, l’obbligo e il pagamento dei sacchetti più spessi sono solo alcune delle proposte volte a ridurre l’uso di sacchetti di polietilene e a finanziare soluzioni alternative, più rispettose dell’ambiente, quali le borse di cotone» sollecita il rapporto
Il denaro ricavato potrebbe anche essere utilizzato per creare efficienti ed efficaci sistemi di riciclaggio spiega ancora la relazione.
Il sistema della tassa sul sacchetto di plastica potrebbe diventare un modello per programmi analoghi finalizzati al contenimento della crescente marea di rifiuti che sta invadendo il Kenya e gli altri paesi dell’Africa.
La proposta è contenuta in un rapporto “Selezione, progettazione e implementazione di strumenti economici nella gestione dei rifiuti solidi in Kenya”, scritto da Moses Kippra Ikiara e Clive Mutunga.
I risultati del rapporto, presentati ad una riunione del consiglio di amministrazione di UNEP in cui hanno partecipato oltre 100 ministri dell’ambiente di tutto il mondo, sono stati il frutto di vari incontri fra UNEP, NEMA, i produttori, i fornitori, i supermercati e gli interessati in Kenya e all’estero.
Le conclusioni e le raccomandazioni si basano anche sulle lezioni apprese dalla gestione dei rifiuti di Australia, Danimarca, Irlanda, Italia, Ruanda, Sud Africa, Carabi e molti paesi dell’America Latina.
Klaus Toepfer, direttore esecutivo UNEP, ha detto: «Plaudo a questo attento e completo studio sui problemi e le possibili soluzioni per Kenya e in particolare per Nairobi. I rifiuti non sono un problema solo per questo paese, ma sono un problema crescente per tutto il mondo, in particolare per i paesi in via di sviluppo. L’obiettivo principale è quello di promuovere l’uso razionale e lo smaltimento dei sacchetti di plastica: essi possono rappresentare l’inizio, il banco di prova per una più ampia azione di riduzione dell’inquinamento».
E’ stato proposto un piano per la lotta contro i sacchetti di plastica in Kenya. Esso include:
- il divieto di 30 micron o meno per i sacchetti;
- la tutela dei consumatori e campagne anti-abbandono e anti-spazzatura;
- i costi trasferiti al consumatore;
- il prelievo sarebbe parzialmente mirato a sostenere lo sviluppo di eco-sacchetti di cotone e questo avrebbe il duplice vantaggio di aiutare l’agricoltura e l’industria del cotone in Kenya da un lato e di sostenere lo sviluppo dei sacchetti rispettosi dell'ambiente dall’altro;
- un corretto sistema di riciclo dei sacchetti di plastica.
Il rapporto propone poi un nuovo organismo, denominato “Comitato di gestione della tassa sulla plastica”, istituito e presieduto dal NEMA, per gestire e realizzare le nuove misure.
La commissione dovrebbe avere tra i membri i ministeri, l’associazione dei produttori del Kenya, il consiglio comunale, i gruppi dei prodotti tessili, le imprese del cotone del Kenya e una rappresentanza dei residenti.







