L’Etiopia ha vietato i sacchetti di plastica a titolo definitivo
30 June, 2009
Massimiliano Milone
I rifiuti di plastica negli spazi aperti sono il problema più grande dell’Etiopia. I cumuli di sacchetti e bottiglie di plastica non degradabili, lungo i fiumi o le strade, sono diventati uno scenario comune in molte città etiopi.
Alcune persone bruciano i sacchetti di plastica sottili (comunemente noti come “festal”) insieme ad altri rifiuti nei loro cortili: questa pratica, anche se non si traduce in montagne di rifiuti di plastica, crea problemi ancora più gravi a causa delle emissioni di gas velenosi come la diossina.
Dal 2006 alcune organizzazioni non governative hanno avviato una serie di azioni per trasformare i sacchetti di plastica in prodotti per la casa. Grazie a questi progetti sessanta donne povere (la maggior parte rifugiate somale) hanno trovato una fonte reale di sostentamento: con i 450 Birr (circa 30 €) che guadagnano ogni mese riescono a sfamare i loro figli e a mandarli a scuola.
Queste donne acquistano i vecchi sacchetti di plastica a 3 Birr al chilo (0,18 €), li lavorano e producono tappeti, stuoie, materassi, cuscini, sacchetti, cestini che vendono nei mercati locali: un tappeto o un materasso può arrivare a 150 Birr (circa 10 €). I prodotti stanno diventando popolarissimi nelle comunità locali!
Nell’aprile 2007 l’Etiopia ha introdotto una legge che vieta la fabbricazione di sacchetti di plastica sottili.
Tewolde Berhan Gebre Egziabher, capo della Protezione Ambientale dell’Etiopia ha dichiarato ai giornalisti che la legge dovrebbe contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale del paese.







