Tre mesi di tempo per fare di Smat un’azienda speciale
Acqua, approvata la delibera anti-privatizzazione “Cinque stelle” e comitati scettici: non ci fidiamo - da La Stampa (Cronaca di Torino) del 05.03.2013
05 March, 2013
Andrea Rossi
Entro novanta giorni il Comune dovrà stabilire se si può trasformare Smat da società per azioni in azienda speciale. Il Consiglio comunale ieri ha approvato la delibera presentata dai comitati per l’acqua pubblica, con cui si proponeva di cambiare pelle all’azienda trasformandola in una società di diritto pubblico vincolata esclusivamente alla gestione del servizio idrico.
Un modo per rendere impossibile qualsiasi processo di privatizzazione e impedire a Smat di scostarsi dalla sua attività predominante, cioè la cura dell’acquedotto a Torino e Provincia.
I dubbi I tre mesi servono a valutare cosa significa stravolgere l’assetto dell’azienda. Non è cosa di poco conto: ci sono fattori di natura fiscale, patrimoniale, giuridica, senza contare che Smat è un mezzo miracolo, 287 Comuni associati, e tutti concordano sul fatto che sia un giocattolo da non rompere. Ogni anno realizza 20 milioni di utili, ne investe altrettanti, e anche lo sfortunato investimento sull’acquedotto di Palermo di qualche anno fa, alla fine dei conti è costato 1,8 milioni di perdite.
Lo stesso sindaco, che ha dato il via libera al provvedimento, è stato chiaro: «Mai pensato di privatizzare l’acqua. Qualunque forma societaria avrà, Smat dovrà essere in grado di realizzare gli investimenti necessari a migliorare la qualità del servizio». Altro nodo: l’azienda ha un’esposizione con le banche per 216 milioni, frutto di investimenti che cambiandone la natura - potrebbero ricadere sui Comuni già zavorrati da patto di stabilità e spending review.
Perplessi i comitati Implicazioni tradotte in una dozzina di emendamenti - in larga parte presentati dal Pd - che hanno accompagnato la delibera e un po’ deluso i comitati per l’acqua. «Certo, è un passo in avanti, ma timido e tardivo», spiega una nota del comitato torinese per l’acqua pubblica.
«Abbiamo non pochi dubbi sull’effettiva volontà dell’amministrazione comunale». Insieme con Ugo Mattei, il giurista che ha seguito una trasformazione simile, a Napoli, chiedono che a seguire l’istruttoria non siano gli uffici comunali (che hanno dato parere tecnico negativo), né la giunta (il vicesindaco Dealessandri ieri non si è presentato in aula ed è contrario) ma un comitato di saggi sopra le parti. Richiesta (pare) accolta.
Posizioni critiche In linea con i comitati la posizione del Movimento 5 Stelle, che si è astenuto. «Se i cittadini hanno proposto quella delibera è gperché non si fidano di chi amministra», attacca il capogruppo Vittorio Bertola. «Anche nello statuto di Trm (l’inceneritore) c’era scritto sarebbe stato al cento per cento pubblico, poi si è visto che fine ha fatto, è stato venduto». Astenuti anche Lega e Pdl. «La valutazione che chiediamo è già stata fatta dagli uffici, e in larga parte è risultata negativa», l’analisi di Maurizio Marrone, da ieri capogruppo di Fratelli d’Italia,.
La maggioranza Pd (astenuti Altamura e Viale) e alleati rivendicano la bontà del compromesso finale, raggiunto dopo mesi di lavoro nelle commissioni. «Da sempre sosteniamo l’idea di sottrarre il servizio idrico da logiche di mercato», spiega il capogruppo del Pd Lo Russo. Quindi una stoccata ai 5 Stelle. «Noi siamo abituati a valutare le cose nel merito: è inutile sbandierare principi astratti e poi scoprire dopo che non si possono realizzare, come ha fatto con l’inceneritore di Parma la giunta grillina di Pizzarotti». Anche nel centrosinistra, però, l’attenzione è rivolta alle prossime mosse dell’amministrazione. «Purtroppo, dopo mesi di discussione, non abbiamo tutti gli strumenti per procedere», dice Marta Levi del Pd. Un modo per ricordare che gli uffici di Palazzo Civico hanno tergiversato nei mesi scorsi. Tesi ripresa anche da Marco Grimaldi di Sel, presidente della commissione Ambiente: «La verifica delle conseguenze della trasformazione poteva essere fatta prima. Il punto però è aver ribadito che l’acqua è un bene pubblico da sottrarre al mercato. La trasformazione non penalizza Smat, la rafforza».







