Slalom da brivido nel traffico di corso Vittorio
Costretti al traffico In corso Vittorio non c’è via d’uscita i ciclisti devono mescolarsi alle auto- da La Stampa del 26.07.2013
26 July, 2013
Cento metri e c’è già un ostacolo da superare. Sul controviale, quasi all’altezza di via San Massimo, un’auto sta facendo manovra: ingrana la retromarcia, e se non sei svelto a svicolare, saresti già spalmato sul suo bagagliaio. Ovviamente, non fa una piega: non guidi un’auto, quindi non conti nulla. L’incrocio dopo è con via Accademia Albertina. Semaforo rosso. Appena scatta il verde, dal centro carreggiata una Bmw s’infila in tutta fretta nel controviale. Così in fretta che la prende larga e per poco non ti spiaccica contro le vetture in sosta.
Incidenti Tre chilometri e 830 metri di rettilineo. Nel 2013, corso Vittorio Emanuele è il tratto in cui più spesso i vigili hanno rilevato un incidente con un ciclista coinvolto. Sette volte tra il primo gennaio e il 31 maggio: 18 gennaio, ore 14,10, angolo con via Madama Cristina; 30 gennaio, ore 18,40, civico 45; 3 aprile, ore 15,45 e 8 maggio, ore 14,10, all’altezza del cantiere di Porta Susa; 18 aprile, ore 7,40, civico 71; 9 maggio, ore 14, angolo con via Ormea; 27 maggio, ore 16,40, davanti a Porta Nuova.
C’è da crederci. Ma, per una volta, non sembra colpa delle buche. Sui controviali di voragini ce ne sono poche, soprattutto se si marcia a bordo carreggiata. L’asfalto non è dei più dissestati, le corsie sono abbastanza larghe. I guai cominciano da qui in poi.
Il traffico Corso Vittorio è trafficato. Trafficatissimo. A tutte le ore. Ci sono auto, moto e taxi. Ci sono gli autobus, quelli snodati: si fermano, accostano, ripartono. Ci sono ristoranti, alberghi e negozi. Al mattino ci sono due file di mezzi parcheggiati: la prima è regolare, la seconda è una teoria di furgoni con le quattro frecce che scaricano alimenti per i negozianti, provviste per i ristoranti, sacchi di lenzuola e mille altre cose per gli alberghi. A quel punto la carreggiata si restringe, ogni deviazione va affrontata con la coda dell’occhio in perenne azione, ché da dietro piovono saette.
Piste ciclabili Superato quest’ostacolo, che però si ripresenta di continuo, almeno fino a piazza Adriano, se ne presenta un secondo - diciamo - strutturale: per chi viaggia dal Valentino a piazza Rivoli non c’è altra possibilità se non mischiarsi al traffico. Non esistono piste ciclabili. In senso contrario sì: tra corso Racconigi e corso Castelfilardo. Non senza inconvenienti, ché il primo tratto - fino a piazza Adriano - si marcia su un filo d’asfalto in pericolante equilibrio tra le auto parcheggiate sulla banchina e i platani, incrociando ogni tanto un pedone, più spesso una crepa prodotta (forse) dalle radici degli alberi. E poi la pista si snoda su curve a volte stravaganti, capita di sbucare in piazza Adriano e ritrovarsi in punta al giardino senza accorgersene: le strisce sono sbiadite, si è persa la direzione, tocca tornare indietro e riprendere il percorso giusto.
Gli ostacoli
Però - almeno - si pedala lontani dal turbine di auto: non c’è che dire, tra piazza Rivoli e piazza Adriano, pedalare in corso Vittorio non è poi così male. Il secondo tratto, di fronte al Palagiustizia, sarebbe migliore (è ben asfaltato, largo) se non fosse che tocca fare lo slalom tra i pedoni che lo scambiano per territorio loro. Prima c’è la stazione dei bus, con i passeggeri (e i loro imponenti bagagli) fermi proprio in mezzo alla pista; dopo c’è il via vai delle Carceri Nuove, per non parlare dei frequentatori del tribunale che sbucano da ogni angolo. Sull’altro versante c’è il cantiere di Porta Susa e quello del grattacielo che come tutti gli scavi - non aiutano: l’asfalto è più sgretolato, la carreggiata più stretta.
E poi i semafori. Un’infinità. E qui tocca spezzare almeno una lancia a favore degli automobilisti, ché loro le regole le rispettano (quasi) sempre, almeno di giorno. I ciclisti no: si guardano intorno, controllano di avere spazio e tempo a sufficienza per attraversare e si buttano, anche con il rosso.







