La città nuova si vede dal traffico
In 5 anni il numero delle auto è sceso del 10%. In aumento gli utenti di autobus e bike-sharing. La metropolitana ha modificato la geografia degli spostamenti. Con il passante ferroviario molte persone si spostano in treno - da La Stampa del 17.09.2013
17 September, 2013
Andrea Rossi
Diciamo la verità: poter circolare senza l’ansia di finire intrappolati in un ingorgo a ogni svolta è rassicurante. Lo è anche poter scegliere come spostarsi, sapendo che comunque (quasi sempre, almeno) i può arrivare a destinazione. Però non illudiamoci: larga parte di quel che ci sta capitando dipende dalla crisi che ci strangola dal 2008. E che, nell’ordine, ha prodotto una serie di effetti a catena: spingere molte persone a lasciare l’auto in garage, affollare i mezzi pubblici, promuovere a mezzo di trasporto la bicicletta, un tempo considerata buona solo per le passeggiate domenicali. E, infine, contribuire a svelenire l’aria che respiriamo.
Andamento lento È cominciato tutto qualche anno fa, non a caso in concomitanza con la crisi. Meno posti di lavoro, più persone a casa, meno costrette a muoversi per andare in ufficio, in fabbrica, in negozio. I dati raccontati ieri mattina dal direttore di 5T (il consorzio che monitora il traffico) Rossella Panero spiegano molto: in quattro anni è come se avessimo perso per strada (o lasciato in garage per sempre) una macchina su dieci. Non solo a Torino, ma in tutta l’area metropolitana, cioè i comuni che circondano il capoluogo. La flessione è stata costante, ma non omogenea. L’anno del crollo è il 2012: in alcuni mesi - gennaio, febbraio, novembre, dicembre - circolava il 5, 7, 8 per cento in meno di vetture rispetto allo stesso mese del 2011. Nel 2013 - almeno fino ad agosto - è andata diversamente: la flessione media è quasi del 3 per cento, con picchi a giugno, luglio e agosto.
Il centro Anche il centro è meno congestionato di un tempo. Ad esempio, due anni fa dentro i confini della Ztl, presidiati dalle telecamere, entravano circa 100 mila mezzi al mese in media. In alcuni periodi marzo, aprile, maggio, ottobre - si andava persino oltre. L’anno scorso a 100 mila si è arrivati solo a ottobre e novembre. Quest’anno, finora, non si è mai andati vicini ai 90 mila veicoli, senza contare che quattro su cento entrano in Ztl anche se non potrebbero. «La crisi è senza dubbio la maggiore responsabile di questa flessione del traffico», spiega Panero. «Ma non è l’unica: un po' sono cambiate le abitudini, un po’ è cresciuta una nuova consapevolezza ambientale».
Scelta economica Spulciare i dati di Gtt - l’azienda che gestisce il trasporto pubblico - aiuta a capire molte cose. Mentre diminuivano le auto per le strade di Torino, i mezzi pubblici si affollavano di passeggeri. E questo nonostante il rincaro dei biglietti e i tagli alle linee, entrambi piuttosto pesanti. Eppure lo spostamento c’è, ed è massiccio. L’anno scorso Gtt ha toccato il record assoluto di passeggeri in un anno: 201,2 milioni contro i 193,1 del 2011 e i 177 del 2010. Qualcuno dirà che è tutto merito della metropolitana. Sbaglia, anche se il metrò un risultato l’ha garantito passando da 34,2 milioni a 38,6. Anche il passante ferroviario - con le linee che collegano buona parte della provincia, ha fatto la sua parte: sui treni viaggia il 20 per cento di passeggeri in più di prima.
Tendenza bicicletta E che dire delle due ruote? Quando il governo Berlusconi lanciò gli incentivi per l’acquisto delle biciclette, nel 2010, andarono esauriti in una settimana. A Torino, l’arrivo del bike sharing ha modificato la geografia della mobilità. I numeri assoluti non sono eclatanti; è il balzo a rendere l’idea: contando solo i primi sei mesi dell’anno, nel 2011 gli abbonati erano meno di 12 mila, nel 2012 oltre 17 mila; oggi sono 22 mila. Stesso discorso per le biciclette utilizzate: 133.558 nei primi sei mesi del 2011, quando erano attive 59 stazioni; 260.081 lo scorso anno e ben 429.525 quest’anno con 100 stazioni.
L’aria che tira Il risultato? Lo respiriamo tutti i giorni. La qualità dell’aria è migliorata. Certo, siamo sempre immersi in uno dei catini più insalubri d’Europa, ma è un fatto storico: la Pianura Padana è una specie di camera a gas, con le montagne che impediscono il ricambio dell’aria. Però le cose migliorano. Nei primi otto mesi di quest’anno nella nostra atmosfera si agitavano 34 microgrammi al metro cubo di Pm10, le maledette polveri sottili, così sottili che finiscono dritte nei polmoni perché le narici non riescono a filtrarle. È il dato più basso degli ultimi anni: nel 2012 eravamo a 46 microgrammi, nel 2011 a 46, mentre nel 2010 era andata un po’ meglio con 39 microgrammi. «È chiaro che questo andamento non dipende da specifiche decisioni di questo o quel comune, ed è il motivo per cui a Torino abbiamo deciso di non prevedere più blocchi alla circolazione», spiega l’assessore all’Ambiente del Comune Enzo Lavolta. «Procederemo invece con il nostro piano di misure strutturali». Si tratta di dieci misure, tra cui ricambio dei mezzi pubblici, mobilità sostenibile, rinnovo delle caldaie, riqualificazione energetica degli edifici.
Il momento in cui smetteremo di essere sanzionati dall’Unione Europea per eccesso d’inquinamento potrebbe non essere così lontano. Secondo Bruxelles il limite di 50 microgrammi al metro cubo di Pm10 non dovrebbe essere superato per più di 35 giorni l’anno. A Torino è anche capitato di essere fuori dai limiti per 150 giorni l’anno. Al 31 agosto, invece, i superamenti erano 48, il 18 per cento in meno del 2012 (59 giorni) per non parlare dei 61 giorni del 2011. Qualcosa, lentamente, si muove.







