“Rivediamo i conti” Ecco come cambierà la Tares del 2014
Sconti per le famiglie in crisi e per chi fa pochi rifiuti Indagine per verificare il livello d’efficienza di Amiat - da La Stampa del 23.10.2013
23 October, 2013
di Beppe Minello e Andrea Rossi
Dicono che le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. La Sala Rossa che ieri ha affrontato lo spinoso tema dei costi - salatissimi - della Tares, la tassa raccolta rifiuti, ha approvato un bel po’ di buoni propositi affinché nel 2014, ché il 2013 ormai è andato, si possa rivedere e magari redistribuire meglio il costo dello smaltimento rifiuti a Torino: 204 milioni.
Tariffe più salate
Una montagna di denaro imparagonabile con ciò che si spende nei principali comuni dell’area metropolitana, perché un conto è pulire una metropoli di quasi un milione di abitanti, altra cosa è fare lo stesso lavoro in realtà più piccole. Per questo motivo si scopre - giocando un po’ con i numeri, cioè dividendo la tassa per il totale dei metri quadri delle case - che nei principali comuni della cintura si paga mediamente meno che a Torino. E che tutti i comuni, a differenza del capoluogo, fanno pesare la tassa molto più sulle famiglie che non sulle imprese. Quindi, comune più grande, tassa più elevata. Ma non solo, «perché - ha ricordato ieri l’assessore al Bilancio Passoni, comunque convinto che la Tares torinese sia il miglior compromesso possibile - il capoluogo, ogni giorno, è invaso da migliaia di pendolari per i motivi più vari e ognuno “consuma” un po’ di città, a partire dalle strade o producendo spazzatura: cose che hanno un costo che pagano solo i torinesi». Ecco quindi la necessità, come aveva già sottolineato il Pd La Ganga, di «ragionare in termini di area metropolitana e non solo per la spazzatura». Ma questo è di là da venire.
La revisione
Per l’immediato, e cioè già da gennaio, la giunta su proposta del Consiglio, apparentemente dilaniato dalla contrapposizione fra centrosinistra e centrodestra che ha attuato una sorta di fastidioso ostruzionismo per rispondere all’atteggiamento spesso arrogante dello schieramento che sostiene il sindaco Fassino, dovrà attuare una serie di misure che potrebbero quantomeno rendere più equa la redistribuzione della tassa. Innanzitutto agendo su Amiat e sui maggiori produttori di rifiuti (come i mercatali) per ridurre il conto finale di 204 milioni per raccogliere e smaltire 420 mila tonnellate di spazzatura. Una richiesta che arriva da destra, come il Pdl schierato dietro il capogruppo Tronzano e i consiglieri Liardo e Greco Lucchina e i Fratelli d’Italia Marrone e Ambrogio; dai grillini Appendino e Bertola e pure dal centrosinistra con una corposa mozione firmata da venti consiglieri della maggioranza Pd, Sel e Moderati. Proposta che pure il sindaco Fassino, incalzato dalla Lega, ha accolto. «Il direttore generale e l’assessore alle Partecipate faranno una ricognizione. È nostro interesse massimizzare l’efficienza delle nostre aziende».
Sgravi per i più deboli
Una cacofonia di voci che travalica i confini degli schieramenti e che la dice lunga su quanto pesi approvare una tassa obbligata che da qualsiasi parte la giri ti fai male. Ecco dunque l’impegno, chiesto a gran voce dal capigruppo Paolino (Pd), e con primi firmatari Grimaldi (Sel) e il presidente della commissione Bilancio, Altamura, di tenere conto degli aggravi «soprattutto a carico delle famiglie torinesi». In che modo? Esentando quelle «colpite da sfratto, rinunciando alla riscossione nei casi di morosità incolpevole e prevedendo maggiori agevolazioni per i nuclei numerosi e i tanti cittadini in condizioni di disagio» vale a dire quelli che hanno perso il lavoro o si trovano in mobilità o in cassa integrazione, studenti fuori sede e famiglie affidatarie. Le altre richieste riguardano, come già accennato, la «verifica, insieme con l’Amiat, della ripartizione dei quantitativi prodotti e dei conseguenti costi tra le diverse tipologie d’utenza, oltre a valutare un sistema di raccolta che permetta la misurazione puntuale dei rifiuti prodotti per ciascuna tipologia e da ciascuna utenza per premiare da subito i comportamenti più virtuosi». Infine, la mozione propone la costituzione di un tavolo di lavoro con gli operatori del commercio ambulante, che permetta di sperimentare forme di autogestione per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti prodotti e la pulizia delle aree mercatali, al fine di abbattere i costi del servizio. «Un esempio? I mercatali accettino di ospitare un compattatore, che porta via spazio e non è bello a vedersi, nei mercati dove portare la spazzatura: anche così si riducono i costi» commenta il Pd Paolino. Pure i leghisti Ricca e Carbonero hanno dato un contributo, accolto dal resto del Consiglio: premiare con sconti quelle attività commerciali che rinunciano ad ospitare videogiochi d’azzardo. Insomma, al di là delle baruffe consigliari apprezzate solo dai frequentatori della Sala Rossa, i consiglieri, nei limiti concessi dalla legge e dai conti economici, hanno posto le condizioni per rivedere la Tares che verrà. O ciò che sarà. Perché l’annunciata Service Tax potrà anche rivoluzionare tutto, ma sempre un calcolo equo e condiviso sarà necessario per stabilire quanto i singoli torinesi dovranno pagare per lo smaltimento rifiuti.







