L’inceneritore funziona ma i rifiuti non arrivano
A fine anno il Gerbido brucerà 40 mila tonnellate in meno del previsto - da La Stampa del 21.11.2013
21 November, 2013
di Andrea Rossi
Da quasi un mese non succede più nulla: l’inceneritore del Gerbido non si è più fermato. «La fase di rodaggio sta procedendo bene», assicura Mauro Pergetti, l’uomo inviato dall’Emilia Romagna insieme con Ermanno Benassi (una vera autorità in materia) quando le cose al termovalorizzatore di Torino non funzionavano a dovere. «In sei mesi, con sette fermi, nemmeno tutti completi, l’impianto è andato a regime, dimostrandosi affidabile», spiega il presidente dell’Ato rifiuti Paolo Foietta.
Linee ferme
Quel che adesso più agita i sonni di Trm, la società all’80 per cento del colosso Iren e al 20 per cento del Comune di Torino che gestisce l’inceneritore, è un’altra cosa: delle tre linee che immagazzinano e bruciano i rifiuti ne sta funzionando una sola; una è spenta, un’altra viene tenuta in caldo bruciando metano in attesa che arrivi spazzatura da incenerire. «Qualcuno ha sbagliato le previsioni», diceva ieri la consigliera del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino durante il sopralluogo delle commissioni di Palazzo Civico al Gerbido. Difficile dire se sia proprio così, ma la realtà è questa: Trm stimava di bruciare, in questo 2013 di esercizio provvisorio, circa 120 mila tonnellate di rifiuti; siamo quasi a fine novembre e siamo fermi a 70 mila. «Contiamo di arrivare a 80 mila entro il 31 dicembre, 90 mila se tutto dovesse funzionare alla perfezione», confidano Pergetti e il presidente di Trm Bruno Torresin. Realisticamente, dunque, 30-40 mila tonnellate in meno di quanto ipotizzato. Contando che per ogni tonnellata bruciata Trm incassa 95 euro, il conto è presto fatto: ballano dai 3 ai 4 milioni in meno del previsto.
Crisi e calo dei rifiuti
Perché è successo? Semplice: la crisi ha ridotto i rifiuti. In questi giorni il Gerbido brucia circa 3.500-4.000 tonnellate a settimana, raccogliendo l’immondizia che arriva da Torino, dal consorzio del Chierese e da quello della cintura Sud, Nichelino, Moncalieri e dintorni. Gli altri consorzi- a cominciare dal Cidiu, che ieri ha voluto precisare di non essere paragonabile alle società andate vicino al fallimento perché, dopo la crisi finanziaria dell’anno scorso, i bilanci sono in ordine - per ora, continuano a dirottare i loro camion sulle discariche. «Non sono ancora riusciti a chiudere i contratti, lo faranno entro giugno del prossimo anno», assicura Pergetti. A quel punto, il Gerbido avvierà la fase commerciale, cioè il funzionamento a pieno regime. Ma - e qui torna in ballo la crisi - brucerà meno delle 421 mila tonnellate previste: si fermerà a 380 mila circa. Perché? Perché nei bacini che dovrebbero servire il Gerbido la produzione di spazzatura è in drastico calo a causa della crisi. Né è ipotizzabile stravolgere tutto il piano, visto che un’eventuale ripresa dei consumi lo farebbe di nuovo saltare. È quindi previsto che l’immondizia di alcuni territori continui a finire in discarica mentre andrà al termovalorizzatore, una volta esaurita la discarica di Chivasso (entro la prima metà del 2014) l’immondizia di Settimo e dintorni. Una volta esaurite le discariche di Chivasso, Mattie e Pianezza (nel 2014), resteranno Grosso e Pinerolo, destinate ad assorbire i rifiuti che non potranno finire al termovalorizzatore e a fungere da riserva in caso di fermi del Gerbido.







