\"Noi, i più inquinati di Torino\" - da la Repubblica del 23.02.2007
La gente di piazza Rivoli: "E´ sempre peggio, non si respira più". Con questo inverno così secco è un disastro non possiamo neppure affacciarci senza prima aver pulito la ringhiera. Scene di vita quotidiana di chi deve fare i conti con le forti concentrazioni di smog provocate dal traffico
23 February, 2007
<b>Federica Cravero</b>
Le lenzuola appena ritirate portano i segni inequivocabili dei fili su cui erano stesi: striature nere che non se ne vanno nemmeno a pagarle. «Non so cosa ci sia su quei fili, ma è più potente dell´inchiostro - dice rassegnato Davide Mazzocco, 32 anni, che abita in via Piedicavallo, a due passi da piazza Rivoli - Ogni volta che stendo ci passo una spugna, li lavo anche con l´alcool, ma quando ritiro le lenzuola si sono sporcate lo stesso». Piccoli drammi di vita quotidiana nella zona della cittadini che più subisce l´inquinamento da traffico. C´è persino chi rinuncia ad affacciarsi al balcone senza prima aver preso qualche precauzione. Come nell´attico al sesto piano in via Lera: «Mia moglie ogni tanto passa lo straccio, altrimenti se uno si appoggia con le braccia è poi costretto a lavare il maglione. E quando si fa il bucato, lo stendibiancheria lo mettiamo sotto la tenda, così resta un po´ più protetto dalle polveri», afferma Dino Dughetti, pensionato. E pensare che più in alto si sta, migliore dovrebbe essere l´aria che si respira. «In effetti quando scendo per strada sento la differenza - continua Davide Mazzocco, che abita al terzo piano - E quest´inverno la situazione mi sembra peggiore degli altri anni. Non ho problemi respiratori, ma sento sempre una sensazione di secchezza, ho sempre sete. E per fortuna mi muovo in bicicletta».
Già, perché a dispetto di quel che abitualmente si pensa, chi va in bici respira un´aria migliore di chi si rintana in auto a finestrini chiusi: le polveri, infatti, tendono a scendere verso il suolo e i ventilatori della macchina prelevano l´aria a poche decine di centimetri da terra, molto più in basso della bocca e del naso di un ciclista, rigorosamente senza mascherina, per evitare che le sostanze inquinanti, che comunque penetrano anche attraverso quella protezione, vengano respirate più e più volte.
Altro indice del livello di smog è la patina nera che si forma sui vetri e sui balconi. Lo sa bene Rebecca Dosio, che da poco è andata a vivere da sola in corso Lecce, proprio all´imbocco del sottopasso: «Non sono una maniaca della pulizia, per carità, e i vetri non li lavo così spesso, ma trovo sempre una patina nera. E lo stesso sul pavimento del balcone: ogni volta che ci vado porto dentro casa tutta la polvere che si attacca sotto le pantofole. È inquietante pensare che è la stessa roba che respiriamo. Sto pensando di appendere anche un telo bianco al balcone, come la campagna lanciata qualche anno fa da Legambiente. E non solo per vedere quanto si sporca, ma anche per denunciare il problema, con lo stesso spirito di quando avevo messo la bandiera della pace».







