I sindaci rimossi in rivolta: partono i ricorsi
Linea dura del Viminale, è scontro: «Scaricata su noi ogni responsabilità, ci appelliamo al Tar» da Il Mattino 02/01/2010
04 January, 2010
Lorenzo Calò
Il day after è il giorno dell’ira. Comincia male l’anno per i tre sindaci rimossi su iniziativa del ministro dell’Interno Roberto Maroni a causa della mancata adozione di provvedimenti volti a superare situazioni di crisi nell’ambito dell’emergenza rifiuti. Ira ma anche amarezza. «Un provvedimento sconcertante», dicono i primi cittadini di Maddaloni Michele Farina (centrosinistra) e Casal di Principe Cipriano Cristiano (centodestra). Addirittura parla di «motivazione apocalittica» Francesco Nuzzo (centrosinistra), magistrato, dal 2005 alla guida di Castelvolturno, dimessosi lo scorso 18 dicembre proprio in aperta polemica con l’iniziativa del sottosegretario Guido Bertolaso che aveva chiesto la rimozione «dei sindaci inadempienti» facendo finire sulla black list nove comuni della Campania, sette della provincia di Caserta e due della provincia di Napoli. Nel decreto - firmato dal presidente della Repubblica il 31 dicembre - si parla di «grave e reiterata inerzia dei predetti amministratori nonostante le numerose diffide del settosegretario di Stato delegato alla gestione dell’emergenza rifiuti in Campania, nel fronteggiare l’abbandono incontrollato di rifiuti, anche su aree private, in violazione dei doveri propri di chi ricopre la carica di sindaco». Nella relazione allegata dal ministro Maroni si evidenzia, poi, «il concreto e grave pericolo per la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente». Ma il provvedimento di rimozione apre ora un fronte conflittuale, sotto il profilo giuridico: i sindaci rimossi annunciano il ricorso alla magistratura amministrativa, mentre Nuzzo, accusa frontalmente il governo: «Si vogliono scaricare sui comuni le colpe degli altri - dice - Il provvedimento di rimozione è offensivo. Alcuni rappresentanti dello Stato, avendo disatteso le invocazioni di aiuto per fronteggiare le emergenze di Castelvolturno, favorite anche dalla mancanza di controlli, oggi chiedono il conto di situazioni a me non addebitabili». Insomma, una cornice di «interferenze ambientali» richiamata anche dall’ormai ex primo cittadino di Casal di Principe: un lungo elenco di segnalazioni agli inquirenti e alle forze dell’ordine di episodi di «diffusa illegalità» nel settore dei rifiuti, chiamate di corresponsabilità per il Consorzio unico che a detta dei sindaci non avrebbe garantito né qualità né continuità del servizio, sofferenze di carattere finanziario che avrebbero pesato sulla capacità economica degli enti locali. Che cosa accadrà ora? Per Maddaloni e Casal di Principe il consiglio comunale verrà sciolto e si andrà alle elezioni con la gestione ordinaria affidata al vicesindaco pro tempore; per Castelvolturno (dove il sindaco è già dimissionario e dove non risulta in carica un vicesindaco) dovrà essere nominato un commissario prefettizio. Entro metà gennaio inoltre il ministro dell’Interno, cui spetta ogni decisione su eventuali analoghi provvedimenti, completerà l’istruttoria relativa alla posizione di altri dodici sindaci per i quali il sottosegretario Bertolaso ha chiesto la rimozione. Dal Viminale ribadiscono che i dossier analiticamente «sono seguiti caso per caso». E il provvedimento del governo ha finito per animare anche la polemica politica: per Legambiente si tratta di una «misura tardiva e inutile, quasi una vendetta postuma», per il Wwf «rappresenta un monito ma bisogna comunque insistere sulla differenziata». Malumori a Casal di Principe nello stesso Pdl (che sostiene il sindaco) mentre a Maddaloni per oggi è stata annunciata una manifestazione del Pd a sostegno del primo cittadino rimosso. Aderiranno «per solidarietà» anche amministratori di centrodestra.







