I temi di azione proposti da Legambiente nel rapporto “Ambiente Italia 2010”
23 February, 2010
Energia
L'Italia deve arrivare al 17% di produzione da fonti rinnovabili (dall'attuale 5,2%) rispetto ai propri consumi entro il 2020. Questo obiettivo fissato dall'Unione europea, vincolante per tutti i Paesi membri, prevede un impegno preciso delle Regioni. L'Italia deve arrivare ad una produzione da fonti rinnovabili di 22,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) e quindi agire sulle principali voci dei consumi energetici: elettricità, calore, raffrescamento, biocarburanti. Le Regioni del Nord, grazie al "vecchio" idroelettrico sono quelle che storicamente hanno la maggiore produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, mentre è in quelle del Sud dove, grazie a eolico e solare fotovoltaico, negli ultimi anni c'è stata la maggiore crescita.
La sfida è quella di trasformare l'obbligo in un'opportunità di cambiamento in positivo, spingendo solare fotovoltaico e termico, eolico e biomasse, mini-idroelettrico e geotermia. Innovando così e creando nuovi posti di lavoro in ogni territorio, a seconda delle vocazioni e delle risorse naturali presenti. Le Regioni hanno una responsabilità fondamentale: l'Unione europea aspetta il Piano nazionale già a Giugno 2010, con un'articolazione degli impegni divisi per regione. Questo sarà il primo banco di prova dei nuovi Governatori nella loro interlocuzione con il Governo. Diversamente, come per l'Accordo di Maastricht, pagheremo altre multe.
Trasporti
In Italia ci sono 14 milioni di pendolari che ogni giorno si muovono verso le grandi città. Di questi solo 2 milioni e 640mila utilizzano il treno. Perché i treni pendolari sono quelli più inaffidabili, vecchi, affollati e in ritardo. E perché le Regioni, alle quali spetta definire il contratto di servizio con i gestori dei treni e individuare i capitoli di spesa nel proprio bilancio per migliorare i servizi, destinano pochissimo al settore. Nel 2009 in metà delle regioni non si è arrivati allo 0,1% di spesa per i pendolari rispetto al bilancio regionale. La Regione che ha speso di più per i pendolari nel 2009 (1,52% del bilancio) e che ha proposto la migliore politica ottenendo risultati significativi di crescita dei pendolari su treno, è stata la Campania. A seguire, la Lombardia che è anche quella con il maggior numero di pendolari su treno (560mila).
La sfida, è quella di far crescere, nei prossimi 5 anni, la quota di pendolari su ferro in Italia, (fino ad arrivare a 4 milioni), attraverso risorse e politiche attente: parco rotabile rinnovato, nuovi treni, maggiori finanziamenti per rafforzare i servizi, priorità agli investimenti infrastrutturali nelle città.
Rifiuti
Le regioni sono le protagoniste principali della gestione sostenibile dei rifiuti con la loro attività di pianificazione e progettazione del settore con l'obiettivo di abbandonare il vecchio modello basato sullo smaltimento in discarica a favore dell'adozione del principio delle 4 R (riduzione, riuso, riciclo, recupero energetico). La situazione della raccolta differenziata in Italia è particolarmente eterogenea, con regioni storicamente avanzate (Veneto e Lombardia), regioni avanzate di recente (Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, ma anche Sardegna) e regioni storicamente arretrate nel Sud, con qualche eccezione a livello comunale.
La sfida è quella di promuovere una filiera virtuosa, attivando politiche di prevenzione e la raccolta differenziata domiciliare in tutti i comuni, aumentando il costo di smaltimento in discarica con l'ecotassa regionale e prevedendo sconti per i comuni più virtuosi, realizzando l'intera filiera di impianti per il recupero e riciclaggio (trattamento della frazione organica, raccolta di rifiuti elettrici ed elettronici, ecc).
Acqua
L'Italia è un paese ricco di acqua ma con ancora il problema della disponibilità della risorsa idrica in alcune aree del Paese e nei mesi più caldi dell'anno. Gli usi principali sono quello agricolo (60%), industriale e civile. Quest'ultimo, in crescita, è quello che richiede la qualità migliore ed è il principale responsabile dell'inquinamento microbiologico dei fiumi e delle falde. Condutture colabrodo e prelievi abusivi determinano la dispersione di un terzo dell'acqua captata e immessa, con punte che superano il 60%. Le Regioni giocano un ruolo fondamentale nella tutela della risorsa idrica attraverso i Piani di tutela delle acque (Pta), per definire obiettivi di qualità per i diversi corpi idrici e prevedere misure atte a raggiungerli entro il 2015. Ma se quasi tutte le regioni e le province autonome li hanno approvati, sono ancora in fase di adozione i piani di Abruzzo, Molise, Calabria e Puglia, e sono stati adottati quelli di Campania, Basilicata e Sardegna. In generale comunque, siamo ben lontani dagli obiettivi di qualità. Idem per quel che riguarda i servizi di depurazione (che riguardano solo il 70% degli italiani) e la rete fognaria (che serve l'85% della popolazione).
La sfida consiste nel riammodernamento degli acquedotti, delle reti di distribuzione, delle fognature e dei depuratori. Ma anche nel completare e adeguare il sistema di tariffazione per scoraggiare i consumi, e promuovere il riutilizzo delle acque reflue depurate per tutti gli usi compatibili.
Cave
In Italia ci sono circa 6mila cave attive e oltre 10mila abbandonate. Sono pari a circa 142milioni di metri cubi i materiali estratti ogni anno tra inerti, sabbia, ghiaia. Puglia, Lombardia e Lazio da sole raggiungono il 50% del totale estratto. La normativa nazionale al riguardo risale al 1927, e in larga parte delle Regioni la situazione è del tutto inadeguata per un attività che ha un fortissimo impatto sull'ambiente e il paesaggio. Pochissime regioni escludono le aree ambientalmente sensibili dall'attività e in metà addirittura mancano (Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) o sono incompleti i Piani delle attività estrattive, con sommo gaudio delle organizzazioni criminali dedite all'ecomafia. A fronte degli esorbitanti guadagni realizzati da chi cava, i canoni di concessione sono drammaticamente irrisori. Il totale nazionale per regioni non arriva nemmeno a 53 milioni di euro rispetto al miliardo e 735 milioni di euro l'anno ricavato dai cavatori.
La sfida consiste nel completare il quadro delle regole e aumentare il controllo, adeguando i canoni di concessione ai modelli europei: con canoni di concessione pari a quelli inglesi (20% del prezzo di vendita), per esempio, si avrebbero nuove entrate per 570milioni di euro ogni anno. E puntare al recupero degli inerti attraverso la creazione di filiere virtuose gestite dalla stesse imprese edili.
Dissesto idrogeologico
Come è tragicamente noto, in Italia il territorio è quasi totalmente a rischio idrogeologico: ben 5581 comuni, pari al 70% del totale, sono a potenziale rischio elevato. Il 100% del territorio di Calabria, Umbria e Valle d'Aosta è in questa situazione, mentre nelle Marche riguarda il 99 e in Toscana il 98%. L'eccessiva antropizzazione delle aree di esondazione naturale dei corsi d'acqua e dei versanti franosi e instabili rappresenta un rischio ulteriore. Nello specifico, le regioni con le più alte percentuali di comuni con abitazioni in zone a rischio sono la Sicilia (93%) e la Toscana (91%). In Sardegna c'è la maggior percentuale di comuni con interi quartieri costruiti in zone a rischio, mentre in Sicilia e Toscana si segnala anche il più elevato numero di comuni con insediamenti industriali e produttivi in aree esposte a rischio idrogeologico.
La sfida consiste nell'adeguare le politiche regionali per la tutela e la prevenzione del rischio adeguando le mappe, pianificando la lotta agli illeciti ambientali e demolendo gli immobili abusivi, delocalizzando rapidamente i beni attualmente esposti al pericolo di frane e alluvioni.
Aree protette
L'Italia può disporre di un ricco e articolato sistema di aree protette, tra parchi e riserve nazionali e regionali, che arriva a coprire oltre il 10,27% del territorio. Sono complessivamente 827 queste aree che insieme formano uno straordinario forziere di biodiversità: 57.000 specie animali, pari a 1/3 di quelle europee, e 5.600 floristiche (metà di quelle europee). Ma questo patrimonio rischia di degradarsi progressivamente per via dell'inquinamento, della crescita edilizia, dei cambiamenti di uso del suolo, dei processi di desertificazione e degrado degli habitat. E soffre l'assenza di investimenti in politiche di valorizzazione, recupero e conservazione a causa della continua riduzione di risorse (i parchi nazionali ricevono complessivamente il 25% in meno di risorse rispetto al 2001).
Occorre aprire una nuova stagione di promozione del sistema delle aree protette, come grande occasione di valorizzazione del patrimonio naturale in una chiave capace di rafforzare i territori, promuovere il turismo e la competitività. In questa direzione occorre individuare risorse pubbliche certe per gli investimenti e forme di autofinanziamento che coinvolgano privati, rafforzare e ampliare il sistema delle aree protette terrestri e marine all'interno di un progetto di rete ecologica nazionale.
Consumo di suolo
Negli ultimi decenni il processo di trasformazione di suoli agricoli e boschivi ad usi urbani in Italia ha assunto ritmi impressionanti e impatti sempre più rilevanti in termini ambientali e sociali. Il boom dell'edilizia residenziale dal 1994 ad oggi ha portato a realizzare oltre 11milioni di nuove stanze a fronte di una popolazione in leggerissima crescita. Il primo paradosso è che questa edilizia speculativa non ha dato alcuna risposta al disagio delle persone che realmente hanno bisogno di una casa. Il secondo è che nessuno (Ministeri o Regioni) monitora la crescita del consumo di suolo e ha ancora definito una chiara politica in materia.
Il tema dello stop alla crescita del consumo di suolo deve entrare nell'agenda politica delle Regioni perché queste hanno competenza esclusiva in materia urbanistica. Per fermare i processi occorre dare priorità al recupero delle aree già urbanizzate, fissare dei tetti massimi di nuove aree trasformabili, fermare la localizzazione di insediamenti commerciali e residenziali fuori da qualsiasi logica di pianificazione urbanistica e dei trasporti, obbligare la compensazione ecologica degli impatti creando nuovi boschi.
Ambiente Italia 2010, le sfide ambientali nelle regioni italiane
annuario di Legambiente elaborato dall'Istituto di Ricerche Ambiente Italia, a cura di Duccio Bianchi ed Edoardo Zanchini
Edizioni Ambiente
192 pagine
21 euro







