Per i certificati verdi in arrivo una soluzione
Da Il Sole 24 Ore.it del 06.07.2010
06 July, 2010
Massimiliano Del Barba
«Speriamo bastino le rassicurazioni telefoniche di Berlusconi e Tremonti ricevute nel pomeriggio dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia». Il refrain sintetizza bene il clima di incertezza che ha caratterizzato una giornata dominata da tensioni e attese, con l'orecchio rivolto alle indiscrezioni che, col contagocce, sono trapelate dall'aula della Commissione Bilancio del Senato. La speranza era che il lavoro di pressing di aziende, associazioni di categoria e perfino di alcuni esponenti del governo - in primis il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia - portasse la buona notizia dell'abrogazione del tanto discusso articolo 45 della Finanziaria, la norma che prevede l'abolizione dell'obbligo di riacquisto da parte del Gestore dei servizi energetici dei certificati verdi in eccesso sul mercato.
«Il ministro Tremonti e il relatore Azzollini - ha confidato in serata Saglia - stanno lavorando a una soluzione. Ho suggerito che l'attuale sistema dei certificati verdi resti in vigore sino al recepimento della direttiva europea di riferimento, in modo da salvaguardare gli investimenti. Intanto, il ministero è pronto a varare una nuova disciplina che sostenga le rinnovabili con un minore aggravio sulle bollette».
Contro l'articolo 45 ambientalisti e industriali sono per una volta in sintonia: mentre con una mano il governo presenta a Bruxelles il Piano d'azione nazionale per ottemperare agli obblighi vincolanti comunitari all'insegna della promozione delle fonti rinnovabili, con l'altra sembra contraddire tale spirito. E a dimostrazione di quanto pesi la partita, in giornata è intervenuto lo stesso presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, Alessandro Ortis, che ha definito l'emendamento «l'istituzione di una nuova imposta poco trasparente».
Secondo i vertici di Assoelettrica, l'associazione di Confindustria che riunisce le imprese elettriche «la soppressione dell'obbligo di riacquisto comporterà un sicuro collasso del mercato dei certificati verdi, poiché la domanda continua a permanere largamente inferiore all'offerta. La conseguenza sarebbe di mettere fuori mercato buona parte delle iniziative realizzate dagli operatori elettrici negli ultimi anni, rendendo sempre più difficile il conseguimento degli obiettivi che l'Unione Europea ha fissato per l'Italia in tema di fonti rinnovabili».
Un danno all'ambiente, dunque, ma anche a imprese e cittadini. Uno studio condotto dall'Anev (l'associazione dell'eolico) insieme con l'Abi rivela infatti che rischiano di saltare 4,6 miliardi di investimenti. Ma c'è di più: «L'emendamento - spiega Roberto Longo, presidente di Aper, un'altra associazione delle fonti rinnovabili - introduce un pericoloso principio, quello di indebito trasferimento dalle bollette elettriche al bilancio dello Stato di fondi per dare copertura ad altre componenti della spesa pubblica, che con il sistema elettrico non hanno nulla a che vedere».










