Se l’abbuffata vien di notte. Abusi e misfatti del Ramadan
In quattro settimane c’è chi ingrassa di cinque chili. E online spopolano i consigli “eco-islamici” per una cucina magra e vegetariana. Per molti, il digiuno coranico sta rivelando il suo carattere consumistico - da Terra del 13.08.2010
24 August, 2010
Paolo Hutter
Sono eccessivi i consumi energetici e alimentari durante il periodo di Ramadan: sembra un controsenso ma quasi ovunque è così nei Paesi a maggioranza islamica. Le attività e le nutrizioni notturne superano il digiuno diurno. L’ultima delle numerose notizie sul tema è che nel pur prospero Abu Dabi è partita con l’inizio del “digiuno” una campagna intitolata “Pensaci bene prima di buttare via” dedicata a ridurre le centinaia di tonnellate di cibo che vengono sprecate e che intasano le discariche nelle quattro settimane del digiuno.
Dagli Stati Uniti ha preso le mosse un gruppo su internet, chiamato Compact Ramadan, che si lascia definire eco-islamico e che diffonde consigli su ricette vegetariane e magre e su accorgimenti per un uso sobrio dell’energia durante il digiuno coranico. Nelle analisi di questi giorni sull’aumento del prezzo dello zucchero, le maggiori richieste dai Paesi islamici per il periodo del Ramadan hanno un peso fondamentale.
Un sondaggio condotto l’anno scorso in Marocco ha verificato che la maggioranza della popolazione è ingrassata nelle quattro settimane di Ramadan estivo: mediamente si parla di 5 chili di aumento. Parrucchieri ed estetisti fanno buoni affari perché le donne cercano di migliorare il loro aspetto e di nascondere il grasso acquisito. Il pasto subito dopo tramonto è abbondante e festoso, come lo è, dopo le 4, il pasto che precede di poco l’alba. Durante il giorno, non potendo neanche bere, le attività fisiche vengono ridotte al minimo e si bruciano poche calorie. Mai durante l’anno si consumano così tanti dolciumi come nelle notti di Ramadan.
Per ora i governi si preoccupano soprattutto delle fatiche diurne del digiuno e in questo senso il provvedimento più eclatante è stata l’abolizione dell’ora legale nelle settimane del Ramadan. Va dall’11 agosto all’8 settembre quest’anno e nei Paesi a egemonia musulmana si è deciso di togliere per tutto il periodo l’ora legale estiva, in modo che arrivino prima il tramonto, e, quindi, il momento di mangiare tutti insieme. Ma dalla Tunisia al Kuwait la novità di quest’anno è la predisposizione di piani d’emergenza per evitare i black out elettrici e l’avvio – anche se per ora timido – di campagne per chiedere alla popolazione di non esagerare con i consumi.
Uno dei motivi principali è costituito dal rientro stagionale degli emigrati, che tendenzialmente preferiscono passare il periodo con i familiari nelle terre d’origine, e quindi aumentano la popolazione. Ma il carattere consumistico del Ramadan è sempre più evidente.
Due studiose dell’Università di Ankara hanno di recente pubblicato una ricerca sulle analogie tra il Ramadan e il Natale nei Paesi cristiani. Ma quattro settimane di bagordi regali e raduni familiari pesano assai di più.
Se nel mondo i musulmani si avviano a diventare un miliardo e mezzo significa che si può cominciare a valutare il peso di queste abitudini in termini di contributo all’effetto serra.
C’è già chi dice che mai ha fatto così caldo durante un Ramadan come in questa estate 2010, ma si può aggiungere che l’aumento dei consumi, e quindi delle emissioni, durante i digiuni degli ultimi decenni, ha dato un suo contributo.







