Il mondo arabo si chiede: «Il Ramadan è diventato consumista?»
Economisti e giornalisti musulmani denunciano: «Non è più il mese del digiuno e delle preghiere, è una sorta di bulimia collettiva». In Arabia si spende il triplo che negli altri mesi. E si ingrassa. Negli Emirati si buttano 500 tonnellate di cibo al giorno - da Il Corriere della Sera del 15.08.2010
24 August, 2010
Mazza Viviana
Durante il Ramadan, dopo aver digiunato dall'alba al tramonto, Maometto mangiava pochi datteri e beveva dell'acqua o del latte, secondo la sunna, cioè i detti e i fatti attribuiti al profeta. Poi andava a pregare, dopodiché si cibava di ciò che c'era in casa. Le abitudini sono cambiate. Proprio durante il mese del digiuno, che quest'anno è iniziato l'11 agosto, aumentano i consumi e gli sprechi in alcuni Paesi musulmani, secondo diversi giornali arabi. «Il Ramadan dovrebbe educare alla riflessione sull'astinenza dal cibo», scrive il quotidiano saudita Kol Al-Watan, segnalando che invece in Arabia i consumi durante il Ramadan sono triplicati. «L'aspetto commerciale del Ramadan è diventato dominante - spiega al telefono da Riad l'economista Mohammad Qahtani -. Trent'anni fa era diverso. Oggi la sera, quando si interrompe il digiuno, si va a spendere. E la gente ingrassa. Poi alla fine del Ramadan, si festeggia comprando vestiti. Da una parte i commercianti usano questo mese per vendere, dall'altra la gente accumula enormi quantità di prodotti». C'è chi teme che il consumismo intacchi il significato del Ramadan. «I consumi alimentari questo mese in Kuwait saranno equivalenti a quelli di 3 mesi normali - osserva l'Iseg, sito islamico di economia -. E' paradossale. Il Ramadan è stato istituito per la purificazione del corpo e dell'anima, ma le nostre società arricchite dal petrolio lo hanno trasformato in una gara al consumismo. E' una sorta di bulimia collettiva che induce all'evasione festaiola, anziché alla riflessione filosofica sulle sorti dell'umanità». Si dibatte anche in Paesi meno ricchi di quelli del Golfo. In Egitto, secondo il quotidiano Al Youm Saiy, «i consumi questo mese saranno di 35 miliardi di sterline egiziane, con una media di 1,2 miliardi al giorno contro i 800 milioni degli altri mesi». L'economista Hamdy Abdel Azim commenta: «Il Ramadan non ha più le caratteristiche del mese del digiuno e delle preghiere, ma del consumismo alimentare sfrenato». «Questo tipo di digiuno è falso», dice Seif El Din Abdel Fattah, docente di pensiero politico e Islam al Cairo. «I valori che contano sono carità e spiritualità». C'è chi si preoccupa per gli sprechi. Negli Emirati, 500 tonnellate al giorno di cibo vengono buttate via durante il Ramadan, lamenta l'agenzia governativa per l'Ambiente. «Culturalmente è importante presentare banchetti ricchi per celebrare questo mese speciale, ma non si pensa all'impatto dello spreco di cibo», ha spiegato Majid al Mansouri, capo dell'agenzia al quotidiano The National di Abu Dhabi. Preoccupato per il cumulo di rifiuti e l'acqua e l'energia usate per i prodotti, il governo ha lanciato la campagna «Pensa prima di sprecare», coinvolgendo gli imam e ricordando ai cittadini che, benché non vi siano regole sui cibi, il Corano raccomanda: «Mangia e bevi, ma non in eccesso». C'è chi pensa alle conseguenze per la salute. Hend El Sayed Hani, corrispondente dall'Italia del quotidiano egiziano Al Ahram, non crede i banchetti o le tante soap opera del Ramadan compromettano la spiritualità, e nota che negli ultimi anni è aumentata la partecipazione alla preghiera del Taraweeh, celebrata dopo l'iftar (la rottura del digiuno al tramonto). Però non crede nemmeno che sia bene danneggiare se stessi mangiando troppo. «Sono ingrassato di sei chili», dice Jaouad El Magri, 30 anni, consulente del marketing della Western Union, ricordando l'ultimo Ramadan in Marocco. «Troppi grassi, troppe calorie. La gente compra quello che vede nelle pubblicità e spende più di quel che guadagna». Anche se ci sono eccezioni. Wael Haddoush, palestinese, che lavora in Italia per un'azienda che cura il commercio con i Paesi arabi, nota che la Cisgiordania è lontana dagli sprechi di Dubai. L'aspetto del Ramadan moderno che forse dà più fastidio ai consumatori è però l'aumento dei prezzi proprio in questo mese. In Egitto, il costo di carne, frutta e verdura è aumentato ad agosto del 43%. Imam sauditi ed egiziani hanno emanato fatwe per vietarlo: non sono servite. Su Al Jazeera esperti del Cairo e di Rabat puntano il dito contro la mancanza di controlli da parte delle autorità e l'inesistenza di organizzazioni di difesa dei consumatori. In Arabia, dove pare si sia registrata un'impennata del 10-15% dei costi degli alimenti, è nato il blog Mqataa.com contro «l'avidità dei commercianti»: invita al boicottaggio dei negozi e settori che aumentano i prezzi.
(Ha collaborato Farid Adly)







