Ca' del Bue, la protesta sfila in città
In migliaia, dalla stazione a piazza Bra, contro la riapertura dell'impianto per il trattamento dei rifiuti. Il corteo contro l'inceneritore guidato da tre sindaci. «Non diventeremo la pattumiera del Veneto» - da L'Arena.it dell'11.10.2010
12 October, 2010
Il corteo sembra un grande carnevale, ma sull'inceneritore di Ca' del Bue non ha voglia di scherzare. Colorato, rumoroso, pacifico, parte dalla stazione di Porta Nuova con un migliaio di persone o poco più - questo il dato delle forze dell'ordine schierate per la sicurezza - ma lungo il tragitto si ingrossa. E in piazza Bra si arriva in circa cinquemila, secondo le stime degli organizzatori. Insieme per dire «no» all'incenerimento di rifiuti a Ca' del Bue, per ribadire i propri timori sulla minaccia ad ambiente e salute rappresentata dall'impianto, e per lanciare proposte alternative. Un movimento molto più imponente dell'anno scorso, quando i manifestanti non erano più di 400.
Al corteo partecipano politici locali di vario orientamento, dalla sinistra al centrodestra, membri di comitati e associazioni ambientaliste, esponenti e agricoltori della Coldiretti. Ma soprattutto ci sono i cittadini di San Giovanni Lupatoto, Zevio e San Martino Buon Albergo, cioè i tre Comuni limitrofi all'impianto, quindi i più esposti ai fumi emessi dall'incenerimento dei rifiuti. Gli organizzatori chiedono e ottengono che nessuno esponga bandiere di parte, ma solo striscioni relativi alla manifestazione.
In testa ci sono i bambini, i figli di quei cittadini che abitano nei pressi dell'impianto: li hanno vestiti da angioletti, con ali di cartone e la scritta «Sindaco Tosi, ci pensi a me?». Poco più indietro, a completare la metafora, quattro diavoli con tanto di corna e mantello rosso guidano il «carro dell'inceneritore di Ca' del Bue»: una ciminiera a sovrastare l'Arena, simbolo della città, gettata dentro un bidone della spazzatura. E sopra la scritta: «Verona pattumiera del Veneto, soldi a chi brucia, tumori a chi respira».
Subito dopo, in fascia tricolore, arrivano i sindaci dei tre Comuni: Valerio Avesani di San Martino, Fabrizio Zerman di San Giovanni e Paolo Lorenzoni di Zevio, con rispettivi Consigli comunali al seguito. Reggono un proprio striscione: riguarda la quota di raccolta differenziata raggiunta sui loro territori, che si aggira tra il 75 e l'80%. Quindi l'inceneritore a che serve? «Abbiamo iniziato la separazione spinta dei rifiuti cinque mesi fa e questi sono i risultati. Ma non ci fermiamo, vogliamo scalare almeno un altro 5% dal secco indifferenziato: siamo ormai a livelli europei», spiega Avesani. «Se tutti i Comuni seguissero il nostro esempio, l'inceneritore risulterebbe inutile».
Per la provincia di Verona, forse. Ma se l'immondizia venisse «importata» da altre città? Avesani scuote la testa: «Significherebbe trasgredire il Piano regionale dei rifiuti: inizierò a preoccuparmi quando metteranno le mani su quello. Ma fino ad allora, nessun amministratore veronese potrà decidere di bruciare i rifiuti altrui». Non la pensa così Zerman: «Se Ca' del Bue, gestito da privati, deve funzionare a pieno regime, senza dubbio i rifiuti veronesi non bastano: occorre prenderli da altre città prive di inceneritori. Un suicidio per Verona, già fuori dai parametri europei di inquinamento». Lorenzoni aggiunge: «Speriamo nella valutazione di impatto ambientale. Oltre ai rischi per la salute, l'impianto mina il futuro della frutticoltura, settore portante della nostra economia e fiore all'occhiello per tutto il Veneto».
Infatti, il corteo vede la massiccia partecipazione dei membri della Coldiretti. Per chiudere la fila, si sono portati cinque trattori: in realtà, ne avevano previsti una trentina, ma le condizioni del traffico e la voce che sarebbero piovute sanzioni ha fatto desistere molti conducenti. «Con fragole, asparagi, mele, pesche, kiwi e altro ancora, rappresentiamo il 10% della produzione ortofrutticola nazionale», dice Gianluigi Piccoli, presidente della Coldiretti di San Giovanni. «E non vogliamo che l'inceneritore inquini, con i suoi fumi, le nostre coltivazioni».







