La Mole è salva. Il "mostro" si abbassa
La Soprintendenza: il palazzo avrà due piani di meno - da La Stampa del 24.05.2011
24 May, 2011
Emanuela Minucci
Chissà se questa versione, riveduta e corretta dell’edificio della discordia (indirizzo preciso: via Riberi angolo via Gaudenzio Ferrari) convincerà i residenti nel quartiere della Mole a ritirarsi dall’aventino. A convincere il Comune a rimodellare l’insediamento definito dagli abitanti «edificio-mostro» ci ha pensato la Soprintendenza. Nella persona di Luisa Papotti, Soprintendente ai Beni Architettonici del Piemonte, che la settimana scorsa, in piena campagna elettorale, ha incontrato la direttrice della Divisione Urbanistica Paola Virano. Oggetto: dare una bella potatina a quei sette piani del dissenso che secondo i residenti della zona «avrebbero oscurato il simbolo di Torino e snaturato per sempre il quartiere».
Spiega Virano, «orfana» al momento di un assessore all’Urbanistica, e quindi coinvolta in prima linea nel radicale make-up voluto dalla responsabile ai Beni Architettonici: «Con la Soprintendente ci siamo incontrate qualche giorno fa e si è convenuto di abbassare di due piani l’edificio e recuperare la cubatura persa aumentando la lunghezza del lato dell’edificio che insiste su via Riberi e accorciando quello che si affaccia su via Gaudenzio Ferrari: insomma è una sagomatura al ribasso».
Gli architetti dello studio Negozio Blu - incaricati di realizzare il progetto - sono stati avvertiti di questa richiesta. Ma, per il momento, non c’è neppure un bozzetto della nuova versione dell’isolato di via Riberi. A quanto sostiene il Comune, però, il committente non sembrerebbe particolarmente insoddisfatto della mediazione trovata: «Alla fine gli spazi restano identici - spiega ancora Virano - è soltanto l’invasività generale che risulta minore, l’impatto finale».
Staremo a vedere. Per ora anche per i residenti della zona questa novità è totalmente inedita. Del resto l’accordo raggiunto fra Comune e Sovrintendenza è vecchio soltanto di qualche ora. Basterà per placare gli animi? Oppure i cittadini non vedono altra soluzione che la cancellazione tout court del progetto? «Cancellarlo non si può - taglia corto Virano - anche perché quell’area è già stata venduta e la Soprintendenza non ha messo alcun vincolo su questo terreno». A questo punto sorge spontanea una domanda: se non ci sono vincoli, perché i Beni Architettonici hanno chiesto di modificare il progetto? «Per ragioni di opportunità - risponde Virano - perchè si tratta di un insediamento che potrebbe rivaleggiare con la Mole, che è il simbolo della città». Insomma quei sette piani potrebbero fare «ombra» alla creatura di Antonelli. E cinque sono già più sopportabili.
In ogni caso quell’edificio (indpendentemente dalla sua altezza) s’ha da fare. Palazzo Civico ha infatti già messo in vendita lo stabile ora esistente di sua proprietà, realizzando oltre 2 milioni con un’asta pubblica con la promessa di riconvertire l’area a edilizia privata. Secondo i costruttori anche nella sua versione «alta» si sarebbe trattato di immobile-scultura: «Un palazzo moderno, interprete del tessuto ottocentesco circostante». Il dibattito comunque resta acceso. Da una parte i residenti (insieme con gli ambientalisti, il Fai e parte del mondo politico) che annunciano battaglia. Dall’altra proprietari e progettisti del futuro caseggiato fra i più lussuosi della città.
Il futuro caseggiato in vetro e ferro, giardini pensili e finiture d’artista, potrà ospitare quindici appartamenti e un piano-residence da affittare «ai manager di passaggio».







