L´INTERESSE PUBBLICO
da La Repubblica del 15.06.2011
15 June, 2011
di IVAN BERNI
L´Expo si sta trasformando in un polpettone avvelenato per la nuova giunta Pisapia. Tre anni di gestione pasticciata, omissioni, sorde lotte di potere nella ex maggioranza guidata da Letizia Moratti hanno consegnato alla nuova amministrazione un pacco dono che somiglia a una bomba a tempo. Sia chiaro: l´Expo è irrinunciabile, ne va del futuro della città e persino del buon nome del paese. Ma questa affermazione non può trasformarsi in un alibi per trangugiare un amaro calice che rischia non solo di intossicare i rapporti in giunta e in maggioranza, ma persino di proiettare sul nuovo governo milanese opacità e rinuncia alla difesa primaria dell´interesse pubblico. Il contrasto fra il neoassessore all´Expo Stefano Boeri e l´amministratore delegato di Expo Spa Giuseppe Sala è la spia di un nodo irrisolto che sta venendo al pettine con drammatica evidenza. Sala spinge perché si chiuda, dopo tre anni di tempo perduto, la partita dei terreni di Pero-Rho, sposando la proposta della Regione. In sostanza si comprano i terreni dai privati Cabassi e Fondazione Fiera a 120 milioni di euro, il prezzo stabilito da un terzo, l´Agenzia del territorio. Un prezzo basato su un indice di edificazione dello 0,52, mai approvato dal Consiglio comunale.
Boeri rivendica il ritorno al progetto originario, l´orto planetario-parco agroalimentare. E contesta che si debbano spendere 120 milioni di pubblici denari per l´acquisto di terreni agricoli, denunciando il rischio di una enorme cementificazione post-evento. Sala ha dalla sua la ragione dei tempi, sempre più stretti. E da Parigi si fa sentire il segretario del Bie Loscertales, che dopo aver sopportato senza batter ciglio tre anni di melina dalla Moratti ora proclama che «non c´è tempo da perdere». La ragione di Boeri è l´idea di Expo "verde", supportata dal freschissimo responso del referendum che chiede «la conservazione integrale del parco agroalimentare». Si possono tenere insieme queste tre ragioni senza che Expo diventi un incubo?
Il primo punto su cui fare chiarezza è il passaggio in aula della scelta sui terreni. Il Consiglio dovrà decidere in autonomia che opzione approvare. Se deciderà di avallare la quotazione dei terreni dettata dall´Agenzia del territorio prenderà su di sé la responsabilità di una decisione che, inevitabilmente, contrasta con l´esito del referendum. Una decisione, per di più, che dovrà avere alle spalle anche un solido parere dell´avvocatura che escluda l´eventualità di un danno erariale. Se il Consiglio deciderà altrimenti dovrà al tempo stesso indicare una strada percorribile in tempi brevi.
Il secondo punto investe la sostanza del progetto Expo. Il management sostiene che il progetto dell´Orto planetario non piace ai paesi partecipanti. C´è da augurarsi che nessuno, nemmeno l´assessore Boeri che è stato fra i padri di quell´idea, si impicchi a un´interpretazione "fondamentalista". Il tema della nutrizione è declinabile in decine di modalità diverse ed è, per definizione, un tema universale che investe ricerca, filiere produttive, equilibrio territoriale e naturalmente energia. È troppo immaginare che un tavolo tecnico provi a declinare queste diverse interpretazioni, offrendo a ciascun paese la possibilità di presentarsi con le proprie specificità e caratteristiche? Certamente non lo è, se la volontà di affrontare la scommessa di Expo come un investimento per il futuro di Milano, e non per gli appetiti speculativi di pochi , è condivisa da chi ha la guida politica e da chi esercita responsabilità di management.







