Spesso da noi l’ecologico è plastica made in China
Da La Stampa del 19.12.2011
19 December, 2011
Gianluca Nicoletti
Tutti sappiamo che l’albero di Natale può essere un vero attentato all’ambiente. Questo accade sia che si acquisti appena sradicato dalla nuda terra, sia si ripieghi su quei puntali d’abete «zombie» che di vivo hanno appena l’ aspetto, ma che iniziano a perder pezzi solo dopo poche ore dal loro ingresso nel nostro salotto. Giunti alla Befana, sembrano implorarci di porre fine a quella loro dolorosa vita apparente.
Anche nel caso che ci abbiano illuso che il nostro alberello con radici e sacchetta di terriccio in omaggio sia ripiantabile a feste finite, comunque il 7 gennaio ci troveremmo con il problema dell’eliminazione della spoglia.
Sembra facile liberarsi dell’imbarazzo di un albero morto (di cui siamo noi gli assassini) in un normale appartamento urbano. Senza attrezzatura adeguata per bricolage, il deprezzamento con utensili di fortuna è molto difficoltoso, gli abeti rilasciano una quantità incredibile di aghi, gemono lacrime di resina indelebile su abiti e pavimenti, pungono e graffiano per estrema vendetta chi tenti di costringerne i rami in sacchetti della spazzatura, che di solito si lacerano. Questo è stato probabilmente il motivo principale per cui gli italiani abbiano ripiegato sul cosiddetto «albero ecologico», che è un pietoso eufemismo per definire gli alberelli di plastica di fabbricazione cinese, venduti in scatola di montaggio.
La Coldiretti un anno fa ci mise in guardia su quanto anche questa scelta potesse essere inquinante, soprattutto se l’alberello posticcio andava a finire pure lui nel cassonetto.
I cinesi sembrano far tutto per invogliarci al consumismo, quest’anno è arrivato l’ albero viola, un po’ vintage come colore, ma per qualcuno ha pure un senso di nostalgico tripudio legato all’eclissi berlusconiana.
A chi tenesse duro per la scelta etica restano gli alberi di Nataledi cartone a impatto zero. Il gruppo Reno de Medici, ne propone uno di cartoncino riciclato al 100% a basso impatto ambientale. È proposto come molto resistente e riutilizzabile più volte negli anni a venire, quando non ne potremo più di vederlo potremo serenamente seppellirlo nei contenitori destinati alla raccolta differenziata per la carta.
La soluzione sembrerebbe ottimale, assieme alle tante di ninnoli in feltro ritagliato o lattine usate di cui YouTube offre vastissima didattica, se non fosse che l’ italiano medio, in tempo di crisi, almeno per l’ albero di Natale è difficile che si lasci convincere a essere sobrio.







