I sindaci contro i negozi "Tenete le porte chiuse sprecate troppa energia"
Multe a chi sgarra. I commercianti:"Venderemo meno, sono misure troppo severe che entrano nel merito del marketing e dei costumi locali" - da La Repubblica del 20.12.2011
20 December, 2011
di Vera Schiavizzi
Non chiudi la porta del negozio? La multa è salata, 45 euro, l´accusa è scritta nell´ordinanza: facendo così, si disperde il calore e si consuma più energia. Accade a Milano, dove la Federmoda guidata da Renato Borghi ha già dichiarato guerra alla giunta Pisapia, ma anche a Mantova e a Saronno (Varese). E in altre città, per esempio a Torino, le amministrazioni stanno valutando se non si tratti di un buon esempio da seguire. La porta aperta (o chiusa) delle botteghe è l´ultima frontiera della guerra anti-smog che si combatte un po´ ovunque, e al Nord soprattutto. Dopo che l´Unione europea ha fissato a venti gradi la temperatura massima per gli edifici pubblici (indicazione largamente disattesa), e mentre il governo Monti ha prorogato ancora per un anno gli sgravi per le aziende che decidono di rinnovare gli impianti in modo da risparmiare energia e soldi, le amministrazioni comunali passano alla sanzione per evitare che, ogni giorno, preziose quantità di calore, e dunque di combustibile, finiscano in strada. «Noi però non siamo d´accordo - dice Pierpaolo Masciocchi, responsabile delle politiche ambientali di Confcommercio - perché ci sembrano misure eccessivamente severe, che entrano nel merito di scelte legate al marketing e ai costumi locali in modo troppo pesante. Risparmiare energia è un obiettivo di tutti, a partire dai nostri associati, che, facendolo, alleggeriscono le proprie bollette. Ma si devono realizzare politiche condivise, non a colpi di multe».
Per ora, in verità, le multe sono state soltanto 45, a Milano, sabato scorso. Per il presidente dei commercianti e per quello di Federmoda, Carlo Sangalli e Renato Borghi, si tratta di una norma "impossibile da rispettare", come hanno già scritto in un telegramma inviato a tempo di record al Comune di Milano. «Per combattere lo smog e risparmiare energia occorre l´impegno di tutti«, ha replicato l´assessore alla sicurezza e alla polizia locale di Milano, Marco Granelli. Intanto, un´inchiesta sul campo della "Gazzetta di Parma" ha rivelato che la cattiva abitudine di lasciar andare i riscaldamenti "a manetta", senza fare nulla, foss´anche solo chiudere le porte, è diffusa un po´ ovunque: 22 gradi all´Università, 21,5 gradi nei grandi magazzini come Coin e Zara, con uno sbalzo termico medio tra interno e esterno di 16 gradi, bollette aumentate almeno del 30 per cento e possibilità di ammalarsi moltiplicate per due, specie per i bambini e gli anziani. «La porta aperta è una scelta soggettiva che non voglio né lodare né criticare - dice ancora Masciocchi - Ma si tratta di una politica di accoglienza rivolta al cliente». In tempi di crisi, sembra dire il dirigente di Confcommercio, ogni trovata è buona per invitare a entrare e a comprare chi potrebbe farsi scoraggiare da una vetrata ermeticamente sigillata. A decidere sulle politiche energetiche sono soprattutto le Regioni. I Comuni possono adeguarsi: «Limiteremo la temperatura a 20 gradi nelle case e a 18 nei luoghi pubblici», annuncia Luciano Porro, sindaco di Saronno. Ma anche a Mantova è guerra aperta: «Dubitiamo che abbatta lo smog, certo penalizza i commercianti già colpiti dalla crisi», dice Stefano Gola, leader degli esercenti. Che aggiunge: «Spingere una porta può innescare un blocco psicologico. E allora, addio acquisti».







