Le pale dei vecchi nella Siberia d'Emilia
Un reportage dell'inviato Michele Smargiassi - da Repubblica del 02.02.2012
02 February, 2012
Michele Smargiassi
Modena come diceva lord Baden Powell? «Non esiste il cattivo tempo, esiste solo il cattivo equipaggiamento». Ma questo vale per i suoi boy scout in gita. Quale potrà mai essere il «buon equipaggiamento» di una regione intera, quando vengono giù dal cielo sessanta centimetri di neve in poche ore? «Pare che gli scienziati della Nasa abbiano inventato una tecnologia sofisticatissima, si chiama pala più sale». E' sarcastica mamma Silvia di Bazzano, un figlio per ogni mano che è appena corsa a prelevare a scuola, davanti alla pendenza innevata che porta a casa sua, e che la sua Colt non riuscirà più a salire fino al disgelo.
Le pale passano, il sale c'è, ma è chiaro che non bastano. Siamo nel cuore dell'Emilia felix, più felice nella bella stagione, ora epicentro di un blizzard che non si vedeva da un quarto di secolo. Paralisi bianca, ritirata del Don, ore intere per tornare a casa, uffici decimati, treni che si fermano, camion di traverso, scuole e perfino cimiteri chiusi, anche i morti bloccati dal gelo, eppure è neve, solo neve. Dove sono le nevi di un tempo? Eccole, sono sempre quelle, ma non sembrano più le stesse, ora la "bianca visitatrice" è un'ospite prepotente che ti ruba le giornate. Silvia ha chiesto le ferie alla banca, ed è fortunata che può. Le scuole chiudono finoa domenica, ma i bimbi chi li tiene? In auto si corre dai nonni, ma la velocità commerciale scende a sette, otto chilometri l'ora. E d'un tratto non riconosci più i tuoi posti, la mappa della città ti esplode davanti smisurata. Sarà colpa della crisi delle finanze pubbliche?A Vignola si vede il nero dell'asfalto ma subito dopo a Spilamberto c'è una spanna di poltiglia, sarà un problema di pale o di bilanci comunali? La verità forse è un'altra. È che non nevica più su un territorio.
Nevica su uno stile di vita, il nostro, che è appena tollerabile quando si rispettano i suoi tempi obbligati. Tempi scanditi dalla macchina del Novecento, l'automobile. Ed è l'auto infatti che si corre a liberare per prima dalla coltre, ai piedi i moon boot della settimana bianca, cercandola dentro una specie di candido pagliaio. Nessuno qui a Borgo Panigale, dove cominciamo un viaggio nel biancore tra Bologna e Modena, ha liberato i marciapiedi davanti a casa, come sarebbe obbligatorio. In via Saragozza una squadra di extracomunitari spala l'accesso alla casa di riposo, ma forse li paga qualcuno, per disperazione. Anche il welfare all'emiliana rischia di finire sotto la valanga. Del resto, chi dovrebbe spalare i marciapiedi? Chi ha un lavoro prova a raggiungerlo, le mamme cercano di recuperare i figli a scuola. Restano i pensionati, ecco infatti chi vedi con la pala in mano: gli anziani che già sostengono l'economia familiare occupandosi dei nipotini, ora gli tocca anche questa corvée. Vai pure in pensione nonno, vacci che ti riposi...
I piloni del Dall'Ara illuminano uno stadio che resterà deserto. Si protesta nei bar. Non si accetta che possa cambiare qualcosa.
«Non ci si può fermare per un po' di neve», lo senti ripetere ovunque. E invece sì, sono secoli che la neve ci rallenta, impone un altro passo agli uomini. Ma no, la neve non ci sta nei tempi nostri, non è prevista. Tutto deve continuare come da agenda. Dalla provincia giungono voci di bambini recuperati dai vigili alla fermata di uno scuolabus che «passerà sicuramente», e invece no. Il sindaco di Bologna invita gli anziani a non uscire di casa, non è una preoccupazione inutile, lo sa benissimo che tutti vogliono, anzi pretendono di fare quel che avevano previsto di fare. A Zola un'auto s'infila in un autolavaggio: era in programma per oggi, e si fa oggi, punto. Frenesia metropolitana che abolisce le stagioni. Se esci dalla grande città, però, pensi di trovare un po' più di misura, e talvolta è vero. A Crespellano finalmente vedo una squadra di giovani condòmini spalare il cortile, scherzano, finirà con una birra. A Bazzano Silvia, smaltita la rabbia, annuncia al bar: «Tutti in piazza, vin brûlé per i grandi e palle di neve per i piccoli». Barlumi di resistenza comunitaria, ma non illudiamoci. Dall'ultima gran neve dell'85 qualcosa è cambiato, la città si è riversata in campagna, nelle villette a schiera dell' urban sprawl, metropoli finto-rurali ma petrolio-dipendenti, la neve smaschera il falso neo-ruralismo, a Spilamberto un dis-urbanizzato disperato si scalda con un cappuccino: «sono finito nel fosso, non si capiva più dov'era la carraia...», è arrivato un trattore a salvarlo, pare un contrappasso. Del resto sono mille i trattori Coldiretti trasformati in spartineve, è la campagna al servizio della città.
La vista dei campi canuti è poetica e rilassante, ma se ti giri la città è ovunque, e la città che abbiamo costruito non prevede la neve. Le rotatorie spuntate ovunque velocizzano il traffico ma solo da secche, con la neve trasformano anche la pianura in una sequenza di tornanti da montagna, ecco la Punto che ha appena fatto un testacoda. Però anche il Suv slitta in curva: ma quale fuoristrada, sta a una jeep come un culturista sta a un pugile. Il benzinaio sta mettendo le catene per un cliente, «Oggi è l'ottavo, non lo sa fare nessuno».
La neve, ripeto, non è prevista. Le pale da neve sradicano i dossi rallentatori, il centro commerciale fuori Bologna è aperto ma il parcheggio è semivuoto, la cultura dell'auto è ibernata, i tergicristallo tirati su sembrano zampette di mosche stecchite. Sull'A1 la polstrada fa uscirei Tira Modena sud, lungo la Vignolese sono fermi a decine, spiaggiati come balene, gli autisti danesi imprecano come portuali. A Zola un pannello luminoso invita a consultare un qualche www, ma poi? La tecnologia ha un limite, non puoi mica spalare la neve via Internet.
Non è un terremoto questa nevicata grande ma non tremenda, non è uno tsunami, ma è devastante perché ci mette di fronte, senza le protezioni taumaturgiche della tecnologia, al nostro rapporto col tempo, non solo quello meteorologico, quello dell'orologio. «Sono i giorni della merla» alza le spalle una barista vicino a Modena, ha l'età per ricordare cosa significa: i più freddi dell'inverno. Tempo smemorato, che non sa più che esistono le stagioni, e che d'inverno fa freddo e magari nevica.







