L’Uganda, pioniera di un’era post-plastica!
30 June, 2009
Massimiliano Milone
Le città ugandesi non hanno le risorse necessarie per smaltire più del 10% della spazzatura che producono. (Fonte: Reuters).
Sono molto eloquenti, a tal proposito, le parole della BBC, che così descrive la discarica di Kampala, capitale dell’Uganda: «Prima che i tuoi occhi si abituino alla vista e alla puzza della discarica comunale Chitezi, ti sembra di vedere una scena tratta da un dipinto di Bosch, una premonizione dell’Apocalisse o una visione dell’Inferno. Alti nel cielo, grandi uccelli volano intorno alla discarica. A prima vista, sembrano avvoltoi giganti, ombre sinistre che scrutano i cadaveri umani, disseminati al di sotto. Ma non appena atterrano sul grigio e lunare fetore assumono essi stessi un orrendo aspetto sub-umano. Con il loro piumaggio mangiato dagli insetti, con la loro grottesca alopecia e i loro sinistri occhi da rettili, le cicogne marabù sono l’incubo dell’Africa: a centinaia in discarica, si avventano con i loro becchi sulle carcasse dei sacchetti di plastica e fanno festa con i rifiuti».
I più poveri lavorano in discarica tutti i giorni, dal sorgere del sole fino al tramonto, per pochi centesimi al giorno.
In Uganda i sacchetti di plastica si chiamano “buveera” in dialetto locale. Continua la BBC: «L’Uganda è benedetta da alcuni dei terreni più ricchi d’Africa, ma intorno alla città e ai villaggi è “cucita” la plastica».
I sacchetti sono un “veleno” per i terreni. In discarica le piogge non percolano nel terreno a causa della plastica e quindi si formano di continuo piscine stagnanti velenose, che diventano terreno di coltura per malattie.
In assenza di alimentazione, acqua e rete fognaria, i sacchetti di plastica sono utilizzati dagli abitanti delle baraccopoli come servizi igienici.
Bobby Wine, attualmente la più grande pop star nazionale, vive e lavora in una delle baraccopoli di Kampala e scrive canzoni pop sui sacchetti di plastica, che chiama “veleno”.
Facendo riferimento al Ruanda, paese confinante dice: «Uomo, questo è il paese più povero dell’Uganda, ma alla frontiera, se avete buveera, dicono che non puoi venire. Perché non possiamo essere come il Rwanda?».
Con franchezza disarmante il ministro dell’ambiente Jesca Eriyo ha dichiarato alla BBC di essere imbarazzato dalle deplorevoli condizioni della sua capitale circa le norme di gestione dei rifiuti, dal mare di polietilene e dalle latrine a cielo aperto.
Ma la situazione descritta finora sta cambiando. A partire dal 1 luglio 2007 il Ministro delle Finanze ugandese Esdra Suruma ha vietato la fabbricazione, l’importazione e l’uso dei sacchetti più sottili, ha introdotto regole di spessore minimo e ha imposto una tassa più alta del 120% sui sacchetti più spessi «a causa di gravi problemi ambientali e di difficoltà reali nello smaltimento dei sacchetti di plastica».
La visita della Regina nel novembre 2006 in occasione del Meeting dei Capi di Stato e di Governo ha sicuramente agito da volano.
«La costruzione di nuovo edifici, un improvviso scoppio di orgoglio civico, la generale iperattività e l’odore di vernice nuova sono ovunque. Il Meeting ha portato all'inizio della fine dei buveera» testimonia la BBC.
Ed ancora: «Oggi l’Africa orientale [Uganda, Kenia e Tanzania], nonostante i suoi problemi e la sua povertà, sta tracciando un sentiero sfolgorante che molte regioni della prospera Inghilterra possono soltanto sognarsi di seguire».
E la gente, il ministro, la pop star, i commercianti di Kampala, i lavoratori della discarica, sono tutti felici di essere i pionieri di un’era post-polietilene!
In Uganda è stato anche ideato un semplice slogan: “Usiamo foglie di banano al posto dei sacchetti di plastica”. (Fonte: Reuters).
Gli Ugandesi danno nuova vita ai sacchetti di plastica
I giovani ugandesi si impegnano direttamente in difesa dell’ambiente: raccolgono i sacchetti di plastica nelle aree urbane e rurali, li trasformano in palloni e li rivendono per pochi scellini.
Le ONG locali e internazionali stanno aiutando gli ugandesi di un sobborgo della capitale Kampala a raccogliere i sacchetti di plastica e a trasformarli in oggetti come cesti, borse, borsette, scarpe e persino tegole per tetti.
Il progetto vuole fornire ai residenti un modo alternativo per generare reddito, riciclando i rifiuti solidi in plastica.







