Il Ciad protegge l’oro verde
30 June, 2009
Massimiliano Milone
A N’Djamena, capitale del Ciad, i sacchetti di plastica giacciono abbandonati nelle strade, nelle piazze pubbliche e nelle discariche: sono una delle maggiori fonti di inquinamento in città.
I sacchetti, che in dialetto locale sono chiamati “lédas”, sono importati dalla vicina Nigeria. «Io uso i lédas perché sono pratici e meno ingombranti» ha commentato Maimouna Angaré Djarma, residente di N’Djamena. «Ammetto di essere consapevole dei rischi ambientali derivanti dai sacchetti, che sono più di un semplice “scempio per gli occhi”, ma siamo così abituati a utilizzarli che non riusciamo a rinunciarvi».
Un ex ministro dello sviluppo turistico e dell’agricoltura, Médard Laokein Kourayo, ha intrapreso una lotta per liberare il paesaggio dai sacchetti di plastica. Dirige un gruppo di ambientalisti, il “Club dei protettori dell’oro verde”, con sede a Moundou (nel sud del Ciad).
«I sacchetti di plastica non degradabili contribuiscono alla desertificazione del nostro paese, senza che la gente se ne renda conto. I sacchetti soffocano il terreno e lo ostruiscono per almeno un secolo: le piante così non trovano le condizioni necessarie per la loro crescita» ha spiegato Kourayo.
Un nuova discarica è stata aperta dal sindaco vicino ad una zona riforestata di Walia, a sud di N’Djamena.
Kourayo ha osservato: «Questi alberi moriranno di sicuro perché i rifiuti gettati in discarica sono in gran parte sacchetti di plastica non biodegradabili».
Più di un decennio fa il ministro del commercio aveva vietato l’importazione dei sacchetti provenienti dalla Nigeria nel tentativo di affrontare questo flagello. Poco dopo l’entrata in vigore del decreto i funzionari del ministero del commercio riuscirono a sequestrare diverse tonnellate di sacchetti e li raccolsero in un deposito doganale a sud di N’Djamena. Quando gli agenti giunsero al magazzino per far incenerire i sacchetti, scoprirono che i sacchetti erano stati già rubati. I lédas comparvero nei mercati di N’Djamena e nelle regioni limitrofe nei giorni successivi!
«Una forte presa di coscienza degli abitanti del Ciad è l’unica soluzione al problema dei sacchetti di plastica. Se non cambia la politica ambientale, i nostri figli erediteranno un paese morto entro un secolo» ha affermato Ahmat Agalla, direttore per le foreste e la protezione ambientale del ministero dell’Ambiente.
Grazie al sostegno del governo e delle autorità locali, varie organizzazioni, tra cui il Club dei protettori dell’oro verde, stanno avviando iniziative concrete volte a
- sensibilizzare le comunità sui pericoli derivanti dai sacchetti non degradabili;
- riciclare i sacchetti impiegando la plastica per ornamenti, cappelli e borse;
- rivisitare le abitudini passate: circa 30 anni fa i cestini tradizionali di rafia erano la norma (e non i sacchetti di plastica).
«Le donne di oggi, che si reputano civilizzate, vanno a fare la spesa a mani vuote perché pensano che trasportare i cestini di rafia da casa al mercato sia imbarazzante. Ai miei tempi ogni donna aveva il suo paniere di rafia e non avevamo l’ambiente sporco e inquinato che abbiamo adesso» ha affermato la madre di Djarma, Medeleine Nekingalar. «Oggi, anche l’olio e il latte sono messi in lédas. Non è giusto!».
Ma il Club dei protettori dell’oro verde ritiene necessario fare ancora di più, come ad esempio piantare nuovi alberi, specie in un momento come questo, in cui il Ciad è seriamente minacciato dall’avanzare del deserto del Sahara.







