“Quel parco fotovoltaico è un mostro”
Saitta contro l’impianto della Vauda: 70 ettari di pannelli in una brughiera intatta - da La Repubblica del 06.03.2013
06 March, 2013
Mariachiara Giacosa
Sarà grande come settanta campi da calcio. Proprio dentro il parco della Vauda, nel Canavese. E ha fatto saltare sulla sedia il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta. «Quell’impianto fotovoltaico è un eco-mostro e noi non daremo mai il nostro benestare» ha detto ieri dopo aver esaminato il progetto con il suo assessore all’ambiente Roberto Ronco.
A far imbufalire Saitta, e decine di cittadini della zona, c’è il progetto di un parco fotovoltaico da 70 ettari, 80 milioni di investimento e 44 megawatt di energia che l’azienda B Eletric deve realizzare tra Lombardore e San Francesco al Campo su un terreno di proprietà del ministero della Difesa, dove c’era una volta un poligono di tiro. L’operazione fa parte di un piano di valorizzazione della Difesa, che sul sito militare di Lombardore ha deciso di realizzare un impianto per l’energia pulita. Impianto che era già stato bocciato in un primo tempo perché posizionato all’interno di un Sic, un sito di interesse comunitario, cioè protetto. L’azienda l’ha quindi spostato qualche metro più in là. Un po’ meglio, ma sempre di parco si tratta. E anche in questo caso Saitta promette battaglia.
«È un terreno libero — ha detto ieri Saitta al termine di un sopralluogo nella zona — e sembra la brughiera irlandese. Questa operazione
devasta una delle ultime zone naturali libere del nostro territorio. Va bene l’energia verde, ma non a ogni costo».
Non è la prima volta che il presidente della Provincia si erge a paladino della tutela del suolo. Una vicenda simile (e in qualche modo ancora più spinosa) era stata quella dell’apertura di un secondo centro commerciale di Ikea che il colosso svedese avrebbe voluto su un area a ridosso del comune di La Loggia, nella cintura di Torino. Trecento posti di lavoro e 70 milioni di investimento ai quali Saitta ha messo il veto. Anche
contro il parere del sindaco di La Loggia che avrebbe ottenuto da Ikea, in cambio degli spazi, una serie di opere di compensazione. Saitta allora disse no perché era terreno agricolo, prezioso e sempre più raro, e offrì in alternativa una zona industriale già compromessa. Non si misero d’accordo e l’intera operazione andò in fumo.
Allora però il presidente della Provincia poteva contare su un piano paesaggistico che blindava il suo no. Adesso la strada per bloccare il megaparco fotovoltaico potrebbe essere molto più difficile. I comuni, infatti, non sono
contrari (in palio ci sono 500 mila euro di compensazioni) e anche il parco non si è messo di traverso. Almeno per ora. L’unico ente pronto alle barricate è la Provincia. Il 20 marzo si riunirà la conferenza dei servizi e i suoi tecnici proveranno a dimostrare che lì un impianto così grande sarebbe devastante. Ma, se la legge non dovesse bastare (ad esempio perché la Regione ha solo linee guida e non una norma per vincolare l’installazione degli impianti), Saitta fa già da ora appello alla politica. E tira in causa i ministri Gian Paolo Di Paola (Difesa) e Corrado Clini
(Ambiente): «Mettano i pannelli sulle caserme. Non nei parchi» protesta.
Arriva una prima risposta: «Questo è il progetto più corretto dal punto di vista ambientale — replica Lino Girometta, ad di Difesa Servizi Spa — si tratta di una iniziativa che non è in piedi da oggi e per la quale sono state seguite le indicazioni di tutti gli uffici competenti, compreso l’ente parco. L’azienda ha preso in esame tutte le alternative possibili. Non è bello che si venga a dire oggi quello che poteva essere detto prima».







