L’ad di Iren: condizioni incerte nella gara d’appalto
La scelta di Iren: "Abbiamo fatto gli interessi dell’azienda"
19 March, 2013
Maurizio Tropeano
Basso profilo e niente polemiche con l’azionista città di Torino. È la strada che Roberto Garbati, amministratore delegato di Iren, ha scelto per commentare la decisione del Comune di affidare alcuni dei servizi di illuminazione ad una società privata disdettando il contratto con l’ex municipalizzata e strappando anche condizioni di favore rispetto all’assegnazione di Scr. Iren non incasserà 30 milioni dalla città: questo nonostante a febbraio la società abbia chiesto un prestito da 100 milioni alla Cassa depositi e prestiti per realizzare il piano industriale 2013-2015, che prevede di rafforzare gli impianti di distribuzione di luce e gas.
Ingegner Garbati come giudica il Comune che sceglie un concorrente invece di rinnovarvi il servizio?
«Il Comune ha tre modalità per scegliere i fornitori: rivolgersi alla Consip, ad Scr o fare una gara pubblica in ribasso ad altre condizioni, uno strumento sempre meno usato. Noi comunque non abbiamo partecipato a quella gara».
Perché?
«Le condizioni erano troppo aleatorie, c’era troppa incertezza sulle modalità di garantire il servizio. E poi credo non sia importante vincere una gara ma portare a casa dei margini di guadagno. E noi ne sappiamo qualcosa».
Si riferisce all’appalto di Trm, cioè della gestione dell’inceneritore?
L’amministratore delegato di Iren prende tempo prima di rispondere... «Che c’entra Trm?»
Lei ha sottolineato che non basta vincere una gara ma guadagnarci. È il caso di Trm?
«Quello è un investimento positivo».
Ingegner Garbati, che cosa non vi ha convinto nell’appalto di Scr?
«La richiesta di fornire un servizio senza sapere quali sono i Comuni o le Asl che si rivolgono a te e che tipo di esigenza hanno questi enti. Per noi le condizioni erano troppo aleatorie, così abbiamo deciso che non valeva la pena rischiare. Credo che il nostro azionista possa valutare positivamente la nostra scelta».
Ma voi perdete 35 milioni di entrate e indirettamente anche la città ci rimette in quanto azionista. Non è così?
«La nostra decisione è nata da valutazioni di natura economica. E non dimentichiamo che la società privata che ha vinto la gara pagherà, così come tutte quelle che forniscono energia a Torino, per utilizzare la nostra rete di distribuzione. Il Comune, evidentemente, ha risparmiato. Dunque possiamo affermare che abbiamo vinto in due».
La decisione del Comune non potrebbe avere effetti negativi sulla vostra offerta commerciale?
«Perché? Noi continuiamo a fornire alla città il gas e il teleriscaldamento. Il nostro obiettivo è di vendere, e venderla bene, l’energia che produciamo nei nostri impianti. E per venderla bene ci deve essere un match adeguato tra le nostre fonti di produzione che sono variegate, e i nostri clienti finali».







