Quanto ci costa la differenziata in Italia?
Federambiente e Bain & Company aggiornano lo studio del 2009. Costi in aumento, inflazione e “porta a porta”.
28 November, 2013
Di Matteo Nardi
Nel 2009 Federambiente e Bain & Company realizzarono un primo studio per verificare i costi della gestione e lo smaltimento dei rifiuti differenziati e non differenziati. Quest’anno la federazione ha replicato sempre in associazione con la medesima società di consulenza.
L’ambito dell’analisi è stato rappresentato da categorie di rifiuti gestite nel circuito CONAI ed è stato dato un risalto particolare alla frazione di carta, cartone, plastica e vetro.
Le imprese che hanno partecipato allo studio sono state selezionate in modo da garantire la massima rappresentatività del settore e raccolgono oltre 8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani (circa il 27% dei rifiuti prodotti in Italia).
La ricerca è stata effettuata su un arco di tempo di 5 anni, dal 2007 al 2012. In questi anni la produzione complessiva annua di rifiuti urbani è diminuita dell’8% mentre la raccolta differenziata, in termini di peso, è salita del 34%. Sempre in questi anni la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio è passata dal 17% al 21% ed anche al sud, ha detto Daniele Fortini Presidente di Federambiente, i risultati sono stati “molto importanti ed apprezzabili”.
Per quanto riguarda i costi, punto centrale della ricerca, il costo medio della raccolta differenziata è salito del 48% passando da 134 a 198 euro alla tonnellata, sia per effetto dell’inflazione sia perché, come ci spiega sempre Daniele Fortini, la “porta a porta” , decisamente più costosa (si parla di 245 euro a tonnellata), è diventata uno dei mezzi di raccolta più diffusi.
Ed il CONAI? I contributi del consorzio sono decisamente più bassi del costo della raccolta e negli ultimi anni sono cresciuti in modo minimo, totalmente sproporzionato rispetto agli aumenti dei costi. Si parla di un aumento del contributo pari al 3% a fronte di un aumento dei costi pari al 39%.
La raccolta differenziata però non può fermarsi, deve continuare a crescere e deve restare al centro dell’agenda parlamentare poiché, come ha detto Sandro Orneli di Bain & Company, resta un “tema prioritario per la competitività del nostro paese”.
Le imprese non posso essere lasciate da sole in questo sforzo ed hanno bisogno di regole “chiare, certe, applicabili” ha detto Gianluca Cencia, Direttore di Federambiente.








