L'orco Uber e i tassisti ultrà
Da Repubblica Milano del 21.05.2014
21 May, 2014
di Ivan Berni
Chi è il nemico dei tassisti milanesi? Non è Uber, lamultinazionale californiana che ha importato la App che permette di usare comeun taxi una berlinona presidenziale con autista. Il nemico vero è la paura.Anzi una somma di paure. Quella di vedere deprezzata una licenza pagata decinedi migliaia di euro. Di dover lavorare in condizioni, forse, più onerose efaticose. Di ritrovarsi, per la primavolta, a fare i conti con una concorrenza.
Per di più potenzialmente estesissimae inafferrabile. Hanno paura di non avere futuro, i tassisti milanesi. E conloro i colleghi di Roma - unica altracittà uberizzata in Italia – e di molte altre metropoli mondiali dove l’orcoUber è sbarcato. Alcune di queste paure sono comprensibili, anche se non sonogiustificabili i petardi, il lancio di uova, le minacce e le intimidazioni diquesti giorni. Tuttavia, va detto con chiarezza che la paura del futuro non puòeternizzare un presente fatto di un servizio caro e a condizioni peggiori diquelle offerte dalla nuova concorrenza.
Dietro la protesta selvaggia di questigiorni, oltre ad atteggiamenti degni delle peggiori curve ultrà, si nascondeuna mentalità inaccettabile. Non vogliono cambiare, i tassisti in rivolta.L’idea che la trovata della App possa riguardare anche loro, aprendo le porte auna modulazione diversa del servizio Taxi – magari con una tariffa ridottapagata in anticipo sui percorsi nel centro storico, ad esempio – non viene, perora, nemmeno lontanamente presa in considerazione. Il nemico, così, diventa la tecnologia.Perciò esigono che la App di Uber venga messa fuorilegge. Lo esigono dal Comunedi Milano e, siccome è del tutto evidente che Palazzo Marino non può metterefuorilegge niente e nessuno (e figuriamoci una App) eccoli pretendere ledimissioni, o preferibilmente la cacciata, dell’assessore alla MobilitàPierfrancesco Maran, che pure ha addirittura redatto e inviato al ministro Lupiuna proposta di regolamentazione in 5 punti sulla spinosa questione. Unaproposta, attenzione, ultracomprensiva delle ragioni dei tassisti, prevedendoaddirittura 90 minuti di intervallo fra la prenotazione del servizio Uber el’arrivo della vettura.
Se questo è il quadro ha fatto bene il prefetto a ricordareche l’interruzione del servizio di “autopubblica” di questi giorni configura unreato penale. E bene farebbero i sindacalisti del settore a mostrare un po’ piùdi coraggio e dire una parola sensata in questo clima da conflitto tribale, delquale sono vittime e ostaggi i cittadiniche hanno bisogno di un taxi.
La tecnologia sta offrendo nuove straordinarie possibilitàdi sviluppo a una mobilità urbana intelligente, meno inquinante, più vicina aibisogni delle persone. Lo sta facendo con le App e i nuovi servizi del CarSharing e del Bike Sharing. Lo farà con le auto elettriche e, speriamo, con un trasportopubblico sempre più “personalizzato”, magari riprendendo l’esperimento fallitoanni fa dei bus a chiamata. Deve poterlo fare anche con i taxi. Uber va regolamentato, non eliminato. I tassisti milanesi – che non sono tuttiultrà come quelli dei petardi e delle uova contro la rappresentante italiana diUber - si convincano che il cambiamentoè meglio guidarlo, che subirlo. E che i clienti hanno il diritto di poter scegliere.
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