Milano, rifiuti: " Non basta essere la migliore tra le grandi città."
Intervento di Paolo Hutter per Repubblica Milano. Qui in versione più ampia. "Per procedere sulla strada virtuosa occorre una volontà politica e civica sia centrale che diffusa."
05 February, 2017
Le grandi città sono indietro nella capacità di ridurre e riciclare i rifiuti. Secondo i dettami della “economia circolare” che sta diventando un nuovo obiettivo condiviso a livello europeo e internazionale, quelli che adesso chiamiamo rifiuti devono essere considerati “materiali post consumo”, le nuove materie prime e seconde del futuro. La parola d’ordine “rifiuti zero” , che fino a qualche anno fa sembrava una battuta utopista, è ora seriamente presa in considerazione come ispiratrice di nuove regole, di nuove pratiche e produzioni industriali e commerciali.
Milano, tra le grandi città, è la migliore, e non solo in Italia. Gli sforzi degli ultimi anni, la “trovata” intelligente del sacco trasparente che mette subito in luce gli errori, e soprattutto la estensione a tutta la città della raccolta porta a porta dell’umido con sacchetti biocompostabili hanno portato in alto la quantità della raccolta differenziata, e soprattutto la sua qualità. Altri passi avanti sono stati fatti con la eliminazione dello stovigliame di plastica usa e getta dalle mense scolastiche e con l’inizio di una raccolta differenziata nei mercati. Ma non si può dormire sugli allori, né accontentarsi del paragone con le debolezze di altre grandi città italiane. Secondo la legge italiana dovremmo essere al 65% di raccolta differenziata, siamo attorno al 54%. La massa complessiva dei rifiuti, dopo alcuni cali tra il 2010 e il 2014 dovuti alla crisi e al minor uso della carta, non cala più, la raccolta differenziata è ferma agli stessi livelli del 2015. Per fare esempi non troppo lontani e non avveniristici, nel consorzio di Treviso e provincia, i rifiuti urbani sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni e la raccolta differenziata ha superato l’80% : Enti Locali e aziende del ciclo dei rifiuti hanno collaborato adottando politiche virtuose per raggiungere quegli obiettivi.( Tra il 2014 e il 2015 la massa complessiva dei rifiuti procapite nel Trevigiano è scesa da 361 a 315 chili a testa, da noi sono oltre 500.) Non ne guadagna solo l’ambiente in generale, la salvaguardia del Pianeta, ma ne guadagna anche l’economia locale che riduce i costi da smaltimento e aumenta i ricavi da riciclo.
I cittadini milanesi invece mandano ancora ben più di 200 mila tonnellate l’anno nell’inceneritore. Senza addentrarsi nell’annosa diatriba sulla produzione di energia dai rifiuti,o sulle emissioni, è indubbio che bruciarli ha un alto costo che si ripercuote sulle nostre bollette.
Milano, tra le grandi città, è la migliore, e non solo in Italia. Gli sforzi degli ultimi anni, la “trovata” intelligente del sacco trasparente che mette subito in luce gli errori, e soprattutto la estensione a tutta la città della raccolta porta a porta dell’umido con sacchetti biocompostabili hanno portato in alto la quantità della raccolta differenziata, e soprattutto la sua qualità. Altri passi avanti sono stati fatti con la eliminazione dello stovigliame di plastica usa e getta dalle mense scolastiche e con l’inizio di una raccolta differenziata nei mercati. Ma non si può dormire sugli allori, né accontentarsi del paragone con le debolezze di altre grandi città italiane. Secondo la legge italiana dovremmo essere al 65% di raccolta differenziata, siamo attorno al 54%. La massa complessiva dei rifiuti, dopo alcuni cali tra il 2010 e il 2014 dovuti alla crisi e al minor uso della carta, non cala più, la raccolta differenziata è ferma agli stessi livelli del 2015. Per fare esempi non troppo lontani e non avveniristici, nel consorzio di Treviso e provincia, i rifiuti urbani sono drasticamente diminuiti negli ultimi anni e la raccolta differenziata ha superato l’80% : Enti Locali e aziende del ciclo dei rifiuti hanno collaborato adottando politiche virtuose per raggiungere quegli obiettivi.( Tra il 2014 e il 2015 la massa complessiva dei rifiuti procapite nel Trevigiano è scesa da 361 a 315 chili a testa, da noi sono oltre 500.) Non ne guadagna solo l’ambiente in generale, la salvaguardia del Pianeta, ma ne guadagna anche l’economia locale che riduce i costi da smaltimento e aumenta i ricavi da riciclo.
I cittadini milanesi invece mandano ancora ben più di 200 mila tonnellate l’anno nell’inceneritore. Senza addentrarsi nell’annosa diatriba sulla produzione di energia dai rifiuti,o sulle emissioni, è indubbio che bruciarli ha un alto costo che si ripercuote sulle nostre bollette.
La stragrande maggior parte di ciò che si brucia- o peggio ancora, come accade altrove, si sotterra in discarica – è formato da materiali che potevano essere separati e avviati a riciclo o a compostaggio. Basta fare la prova nella propria casa, o ufficio, o bar. Con un po’ di attenzione, quasi tutto finirebbe nei canali della raccolta differenziata: in una grande città è più difficile, perché ci sono più spostamenti, più luoghi pubblici, più cestini stradali, più anonimato. Ma non è impossibile se convergono volontà politica e civica, e qualche incentivo economico.
Lo sforzo dell’Amsa non sarà mai sufficiente se non è accompagnato da una volontà politica e civica sia centrale che diffusa. Da una parte, sul lato delle singole utenze casalinghe o commerciali, bisognerebbe cominciare davvero a preparare quel sistema di tariffa puntuale ( meno riciclo più pago) che già funziona bene a Parma Mantova Trento e altre città. Sul lato dei quartieri, si potrebbe prendere spunto dalla sensibilità delle scuole e di gruppi di cittadini per mettere a gara iniziative che portino a ridurre i rifiuti e a recuperare il più possibile, anche gli oggetti che possono essere riusati, e non solo avviate alla fabbriche del riciclo. Recuperare nuove dimensioni di villaggio dentro la metropoli è una intuizione su cui lavorare, trovando punti in comune tra le politiche sociali e quelle ambientali.
Lo sforzo dell’Amsa non sarà mai sufficiente se non è accompagnato da una volontà politica e civica sia centrale che diffusa. Da una parte, sul lato delle singole utenze casalinghe o commerciali, bisognerebbe cominciare davvero a preparare quel sistema di tariffa puntuale ( meno riciclo più pago) che già funziona bene a Parma Mantova Trento e altre città. Sul lato dei quartieri, si potrebbe prendere spunto dalla sensibilità delle scuole e di gruppi di cittadini per mettere a gara iniziative che portino a ridurre i rifiuti e a recuperare il più possibile, anche gli oggetti che possono essere riusati, e non solo avviate alla fabbriche del riciclo. Recuperare nuove dimensioni di villaggio dentro la metropoli è una intuizione su cui lavorare, trovando punti in comune tra le politiche sociali e quelle ambientali.








