Le prime reazioni alla nostra ricerca
08 February, 2007
<b>Gabriele Ferraris – redattore capo della Cronaca di Torino de “La Stampa”</b>
Da un anno e mezzo sono responsabile della redazione delle pagine di Torino e mi sembra di aver parlato solo di Olimpiadi, eredità post-olimpica e smog. Le targhe alterne prima, e il blocco degli Euro2 nella Ztl ambientale dopo, sono stati dei tormentoni senza fine. A Torino storicamente si documenta un’opposizione generale ai provvedimenti che limitano la circolazione veicolare. Si va dai commercianti, all’opposizione di centro-destra in consiglio comunale (che non a caso nella bagarre contro il blocco degli Euro2 ha avuto il suo maggior riscontro di consensi) ma anche alle diatribe interne alla maggioranza. Sono poi influenti le convinzioni personali dei politici locali; Chiamparino è sempre stato contrario personalmente alle targhe alterne. Per quanto riguarda i blocchi del traffico non bisogna poi dimenticare che i torinesi sono spaventati da qualsiasi cambiamento!
<b>Valentino Castellani – già Sindaco di Torino dal 1993 al 2001</b>
Ho l’impressione che la sensibilità media dei torinesi per il problema smog sia ancora molto bassa. Le domeniche a piedi, introdotte durante il mio mandato, servivano anche ad accrescere questa sensibilità, avevano un forte valore educativo.
Si deve mirare ad una riduzione drastica del traffico. In altre città si è parlato di far pagare un ticket per l’ingresso in centro, di ridurre gli orari in cui è consentita la circolazione, di targhe alterne… Ora non saprei dire quali siano le misure più adeguate, ma bisogna in un modo o nell’altro mettere in campo un meccanismo che ci porti negli anni, con una certa gradualità, a ridurre gli spostamenti su veicoli privati, incominciando da quelli verso il luogo di lavoro.
In questi anni le direttive dell’Unione Europea hanno un po’ migliorato la situazione. Mi chiedo dove saremmo oggi senza questi provvedimenti! Cambiare motori è sicuramente importante. Bisognerebbe perseguire con maggiore convinzione la politica per motori ecologici: metano e idrogeno.
Bisogna investire in modo deciso nel trasporto pubblico e fare in modo che i cittadini ne facciano uso. Questo si ottiene scoraggiando il trasporto privato, rendendolo anche meno conveniente.
<b>Antonio Panzeri – Eurodeputato</b>
Non conosco direttamente la situazione torinese, conosco molto di più quella di Milano. I dati evidenziano che la situazione dell'inquinamento ha come prima causa quella del traffico. Problema comune a tante città e sul quale è necessario assumere provvedimenti mirati e applicabili.
L'indagine puo’ essere uno stimolo in tale direzione perchè alcuni di questi provvedimenti vengano discussi ed assunti. Lo stato del dibattito sull'inquinamento e lo smog non è omogeneo ed e' diverso da città a città.
Generalmente questo dipende da diversi fattori: dall'esistenza o meno di un dibattito politico nelle città; dalla sensibilità dei media e della stessa opinione pubblica; dalla pressione che l'associazionismo ambientalista esercita sul tema; dagli stimoli e dalle scelte che possono provenire da chi amministra.
Questi fattori producono discussioni, formano una coscienza pubblica e determinano le condizioni per assumere comportamenti e scelte di merito.
Non vi è dubbio che in tutte le città, e particolarmente per quelle prese in considerazione dalla ricerca, occorre lavorare perchè questo problema sia sempre di più al centro dell'attenzione di chi governa."
<b>Steve della Casa - critico cinematografico ed ex-direttore del Torino Film Festival</b>
Anche io avevo l'impressione che avete documentato con questa piccola ricerca. E sono particolarmente sensibile al tema perchè mi sposto prevalentemente in bicicletta. Il motivo per cui si fa così fatica a pensare di ridurre il traffico è perché esiste ancora a Torino la visione della macchina come status symbol. Ovviamente poi la città è ancora considerata la città dell’auto e si fa fatica ad attuare provvedimenti contro lo smog. Il nostro passato poi è pieno di cose del genere. Basti pensare che la ferrovia che da corso Francia portava a Rivoli - Collegno è stata smantellata per allargare la strada per fare passare più macchine!
<b>Giancarlo Guiati – Presidente GTT (Gruppo Torinese Trasporti)</b>
Come presidente dell’azienda del trasporto pubblico non sono indifferente al problema dello smog della città. Occorre anzitutto dire che un maggior utilizzo del mezzo pubblico è una delle soluzioni del problema, in quanto porterebbe ad una riduzione del traffico privato e quindi dell’inquinamento atmosferico. Da parte nostra siamo ovviamente attenti alla qualità delle emissioni dei nostri mezzi. Soprattutto negli ultimi anni il nostro gruppo, compatibilmente con le risorse messe a disposizione, ha fatto delle scelte che hanno permesso di limitare l’impatto ambientale dei mezzi in circolazione (<i>i dati forniti dal Presidente Gtt saranno disponibili a breve sul nostro sito - ndr</i>).
La Vostra ricerca è interessante. Ma forse è un po’ riduttivo quantificare l’attenzione rivolta al problema solo con un conteggio della parola “smog”. La differenza di punteggio da Voi rilevata è notevole e può portare ad affermare che i media locali sono meno sensibili rispetto a Milano e Verona. Non mi pare. Mi chiedo però se la ricerca tiene conto di altre variabili che possono determinarne l’esito. In primo luogo penso ai sinonimi della parola smog oppure alle diverse conseguenze dello smog che possono essere trattate senza citare esplicitamente questa parola.
<b>Davide Bazzini – Assessore all’Ambiente della Provincia di Biella</b>
La cosa più preoccupante che viene confermata dalla vostra ricerca è la criticità per l’intero Nord Italia. Si evidenzia la necessità di provvedimenti congiunti tra le amministrazioni dell’area padana o comunque di un maggior coordinamento. Questo permetterebbe di superare la riluttanza delle singole amministrazioni a prendere provvedimenti, spesso dovuta ad una sottovalutazione del problema smog. I blocchi del traffico, da soli, però non servono molto, bisognerebbe potenziare piuttosto il trasporto pubblico locale.
Dalla vostra indagine ho avuto la conferma di una sensazione che ho da tempo: per l’inquinamento i giornalisti piemontesi sono miopi. Servirebbe una rivoluzione culturale nell’informazione ambientale. I giornali a Biella –ma vedo anche a Torino- parlano di smog saltuariamente e solo in termini scandalistici per l’entrata in vigore di nuovi provvedimenti.
<b>Paolo Verri – direttore del comitato “Torino 2011”</b>
Il primo grande problema è quello dell’innovazione tecnologica. Siamo ancora piuttosto indietro; non ci sono ancora le tecnologie adeguate per fare grandi passi in avanti. Al momento non si possono che adottare misure restrittive. E’ giusto puntare sulla ricerca per un motore ibrido a Torino. C’è da dire però che prima che questo venga realizzato passerebbero comunque diversi anni.
C’è poi un problema socio-culturale. Molta gente sarebbe disposta ad investire in mezzi e strumenti innovativi e sostenibili, ma queste tecnologie non ci sono proprio. E’ difficile che ci sia una rivoluzione culturale se non c’è innovazione tecnologica. La società non trova risposte e la tecnologia, al momento, non aiuta. In attesa che questa situazione cambi, la politica deve intervenire. Perché questo non avviene? Perché l’emergenza ambientale non è ancora entrata nell’agenda collettiva del futuro.
Personalmente sono molto favorevole alle domeniche a piedi. Non si fanno più non perché l’opinione pubblica sia contraria, anzi! Persino i commercianti potrebbero giovarne. La politica si fascia la testa prima di essersela rotta… E’ anche un problema di comunicazione. I recenti provvedimenti vengono visti e presentati come restrittivi della libertà di movimento. Bisognerebbe incominciare a precisare che l’uso del mezzo privato deve essere diverso da quello del mezzo pubblico; proporre quindi un’alternativa, una nuova offerta.







