L´ira della Confindustria \"Così si danneggia l´economia\"
Pecoraro: subito meno carbone. L´Eni: 24 regole salva-energia - da La Repubblica del 16.05.2007
16 May, 2007
Il piano della Commissione simile a quello presentato nel luglio 2006 dall´Ambiente e poi ritoccato su pressione di Bersani
<b>Antonio Ciancuillo</B>
ROMA - Gli ambientalisti partono all´attacco e Confindustria si trincera in difesa. La decisione di Bruxelles manda all´aria gli equilibri politici italiani e fa saltare sei mesi di estenuante mediazione politica riportando il baricentro della discussione al 13 luglio 2006, quando sul sito del ministero dell´Ambiente apparve la prima bozza di discussione del piano, una bozza che prevedeva un tetto di 194 milioni di tonnellate di anidride carbonica. La proposta fu poi ritoccata e rivista negli incontri intergovernativi - soprattutto su pressione del ministro dello Sviluppo economico Bersani - fino a produrre il documento consegnato nel dicembre dello scorso anno a Bruxelles con l´indicazione di un tetto di emissioni salito a quota 209 milioni di tonnellate.
Ora la sconfessione di Bruxelles impone alla faticosa mediazione italiana un taglio di 13,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica. E non resta che correre rapidamente ai ripari. Lunedì si terrà la prima riunione interministeriale per avviare la revisione richiesta da Bruxelles e rispondere agli interrogativi sulle reali disponibilità economiche per sostenere il progetto di rilancio tecnologico del paese e sulla misura dello sforzo richiesto.
Le maggiori resistenze vengono dalla parte industriale, sollecitata a una forte accelerazione innovativa. Secondo Confindustria, «ancora una volta si scaricano sull´industria italiana riduzioni più pesanti a causa della non credibilità dei piani riguardanti altri settori» e questo significa «porre vincoli alla crescita economica che possono riflettersi pesantemente sul paese». Anche per il ministero dell´Industria «non è convincente nella decisione della Commissione la sottovalutazione del contributo che abbiamo chiesto con misure inedite di incentivazione a settori come quello dei trasporti e delle abitazioni».
Ma il ministro dell´Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio questa volta appare deciso a toccare uno dei nodi più delicati: «Se c´è un settore che deve dare una mano è quello del carbone. Il carbone costa poco e consente forti guadagni, ma produce molta anidride carbonica. E´ un problema che non può più essere eluso. Il sistema energetico ha bisogno di una forte spinta verso l´innovazione: fa bene alle industrie e fa bene al paese».
Soddisfatte della decisione di Bruxelles le associazioni ambientaliste. Legambiente, Greenpeace e Wwf sottolineano però che ora tocca anche agli altri settori, soprattutto ai trasporti, che in questi anni ha fatto registrare il maggior aumento delle emissioni. La Legambiente calcola che solo dal miglioramento della mobilità sostenibile (più trasporto su ferro, più spazio alle bici e ai pedoni, car sharing, auto più efficienti) si potrebbe ricavare un taglio di 30 milioni di tonnellate di anidride carbonica, quasi un terzo dell´obiettivo globale per l´Italia. Un minor uso del carbone e il ricorso alla produzione elettrica attraverso le tecnologie più avanzate (cicli combinati, recupero del calore) valgono 50 milioni di tonnellate di anidride carbonica.
Il mancato rispetto degli impegni previsti dal protocollo di Kyoto porterebbe invece a multe che, nel periodo 2008-2012, saranno di 100 euro a tonnellata, più l´acquisto sul mercato delle quote non rispettate. Secondo il sottosegretario all´Economia Paolo Cento, il mancato raggiungimento degli impegni di Kyoto ci potrebbe costare 3,5 miliardi di euro l´anno.
Viceversa rendere più efficiente il sistema può essere conveniente per tutti. E´ anche la tesi dell´Eni che ieri ha presentato una campagna sui comportamenti responsabili elencando 24 azioni virtuose (dall´acquisto di lampadine ad alta efficienza a quello di frigoriferi di classe A) che si tradurrebbero in 1.600 euro di risparmio annuale per ogni famiglia.
(a. cian.)







