Buste paga alleggerite dal maltempo
Con la neve molti bloccati a casa. Scontro sui costi delle assenze forzate le aziende: “Permessi non retribuiti” - da La Stampa del 08.01.2008
08 January, 2009
Raphael Zanotti
"Ho bigiato anch’io" confessa ironicamente Claudia Porchietto, presidente delle piccole e medie imprese. Nel giorno delle strade innevate, dei disagi, del traffico lumaca, sono stati in tanti a restare in casa, a non riuscire a raggiungere il posto di lavoro. Ma la giornata domestica rischia di trasformarsi in una polemica tra datori di lavoro e dipendenti. Come verrà registrata l’assenza in busta paga? Claudia Porchietto non ha dubbi: «Non si può far rientrare anche questo nei rischi d’impresa, sarà un permesso di lavoro non retribuito». D’altra parte, una giornata di neve ha costi aziendali al di là delle assenze. «Pensiamo all’accesso agli stabilimenti - dice la Porchietto - I piazzali devono essere sgomberati, ma trovare un mezzo spalaneve è impossibile quando sono tutti precettati dagli enti locali. Ci si deve arrangiare, e questo di solito ha costi aggiuntivi. Poi ci sono i ritardi, i servizi non offerti».
Non tutti, però, sono di questo avviso. «Scaricare il costo delle assenze sui lavoratori non è un automatismo - dice Claudio Chiarle, segretario generale della Fim Cisl torinese - Dipende azienda per azienda. Sennò che senso avrebbe avvertire in tempo? Uno potrebbe mettersi in mutua e tanti saluti. Il lavoratore già ci mette del suo: si gioca un giorno di ferie o un permesso retribuito. Ma che almeno sia pagato».
Il buonsenso vorrebbe che non ci siano furbi, né tra le aziende né tra i dipendenti. Per chi abita in città, raggiungere il luogo d’impiego non era impossibile. «Le strade del centro erano un disastro - racconta Chiarle - ma alla fine ho fatto solo mezz’ora di ritardo e in sindacato c’eravamo praticamente tutti». Partire da fuori, invece, a volte era impossibile. «Abitiamo a Fiano, vicino alla Mandria - racconta la Porchietto - spostarsi era impensabile. Ammesso e non concesso che si fosse riusciti a superare il mezzo metro di neve e prendere la strada per Torino, quest’ultima era in tilt. Senza contare che sarei dovuta partire già con un’ora di ritardo, anche la babysitter aveva difficoltà a raggiungerci».
Il costo per le aziende, però, quest’anno potrebbe essere meno esoso. La crisi ha fatto sì che molte aziende siano ancora chiuse. Per le altre, però, la partita è aperta. «Stiamo per portare davanti al giudice il caso di alcuni lavoratori dell’Skf - racconta l’avvocato Fausto Raffone - Durante un’alluvione a Villar Perosa venne chiuso un ponte e la navetta messa a disposizione dall’azienda non poteva proseguire. I dipendenti hanno avvertito, ma in busta paga si sono poi ritrovati otto ore di ferie. Vogliamo dimostrare che non le volevano fare». Pagare, a volte, non basta.







