“Città buia? Serve la bacchetta magica”
L’assessore Lavolta si difende in Sala Rossa: risparmiati 600 mila euro - da La Repubblica del 04.03.2014
04 March, 2014
Gabriele Guccione
Il caso della Gran Madre rimasta al buio approda in Sala Rossa. Fa discutere, considerati soprattutto i risparmi, minuti su minuti, imposti negli ultimi due anni dalla spending review non solo alla cosiddetta illuminazione decorativa, quella dei monumenti, ma anche ai 99mila lampioni che tutte le sere si accendono con qualche minuto di ritardo, rispetto all’arrivo dell’oscurità. «Il risanamento dei conti pubblici non è una cosa che si può fare con la bacchetta magica — ha spiegato davanti ai consiglieri comunali, l’assessore all’Illuminazione pubblica, Enzo Lavolta — In due anni abbiamo risparmiato con questo sistema 160mila euro l’anno sull’illuminazione dei monumenti e 440mila euro sul resto dell’illuminazione pubblica». Alla fine sono 600mila euro tondi di economie su una
bolletta che fino a due anni fa era di 15 milioni, prima di scendere a 14.
Ma adesso la musica o, meglio, la luce cambierà. Dopo l’intervento del sindaco Piero Fassino, che ha preso in mano la situazione e ha premuto di nuovo sull’interruttore “on” della chiesa che fa da sfondo a piazza Vittorio, l’intero sistema dell’illuminazione decorativa cambierà e sarà gestito in maniera più uniforme. «L’elenco dei monumenti significativi (quelli acce-
si 7 giorni su 7, ndr) non comprendeva la Gran Madre — ha chiarito Lavolta — D’ora in poi sarà inserita in quell’elenco. Anche l’intero piano di illuminazione pubblica sarà rivisto alla luce dei risparmi, cercando di intervenire in maniera mirata».
A chiedere conto della faccenda in Sala Rossa è stato il vicepresidente Silvio Magliano di Ncd. «Spegnere prima o accendere dopo un monumento significa anche
mettere le persone in condizioni di sicurezza, perché altrimenti, in alcuni casi, monumenti non illuminati, potrebbero trasformarsi in luoghi pericolosi». Lavolta l’ha rassicurato, ricordando di essere già intervenuto sulla chiesa di Santa Giulia: «Il piano è flessibile, e nei casi in cui c’è stato bisogno di intervenire l’abbiamo fatto».
«Lo spegnimento è un segnale che la città deve dare — dice polemico il radicale Silvio Viale — Tenere
accesa la Gran Madre fino a tardi è più che altro una splendida veduta per i frequentatori della movida torinese. Facciamo delle scelte e decidiamo quali dei 180 monumenti illuminati della città tenere acceso». Ma chi decide cosa tenere acceso e cosa no? «Non è che tutte le volte può intervenire di persona il sindaco per decidere — dice Marco Grimaldi, presidente della Commissione Ambiente e consigliere di Sel — Cominciamo
col riprendere in mano il Piano regolatore dell’illuminazione e ad analizzarlo alla luce dei dati, perché anche su questo tema vorremmo una spending review vera». Tanto che, promette, giovedì il dossier sarà esaminato in commissione. «Il rapporto con Iren, 40 anni dopo la firma del contratto, forse andrebbe rianalizzato» fa sapere il capogruppo di Sel, Michele Curto.
A tirare fuori la questione dei
lampioni, accesi dopo il tramonto e spenti prima dell’alba, è il grillino Vittorio Bertola. «Ci sono 10 minuti tutte le sere in cui la città piomba nel buio totale e i pedoni diventano invisibili sui marciapiedi, sulle strisce pedonali — denuncia — Se abbiamo un po’ di soldi, considerati i risparmi, dedichiamoli a questo, più che ai monumenti».







